Accessibilità

Corpo sedici, per una cultura a misura

Orietta Brombin

 

Grazie alla fortunata conoscenza di Evgen Bavcar e della sua idea etico-estetica di “diritto universale alla visione”, si è evoluta la ricerca, avviata da tempo, del mettere in atto quanti più dispositivi di accessibilità per il pubblico con disabilità, in questo caso, sensoriale. Alla domanda come riuscire a far “vedere” le opere in mostra alle persone cieche?, la risposta è stata quella di impegnare risorse e intelligenza per riuscire a trasmettere l’immagine negata con strumenti non ordinari. Da qui, l’idea di cercare quanto potesse contribuire alla maggiore fruizione aumentata, alla partecipazione ad attività di workshop e laboratori lungo l’arco temporale dell’esposizione Il Corpo che guarda.
Sono stati perciò individuati alcuni semplici dispositivi che hanno reso “comprensibili” le fotografie in bianco e nero scattate dal fotografo cieco: didascalie in corpo sedici 1,  traduzioni in linguaggio Braille, mappe tattili degli spazi museali e delle opere in mostra, visite guidate che hanno trasmesso chiare indicazioni spaziali e oggetti concreti da esplorare attraverso il tatto.
Il PAV non è nuovo a questo genere di prassi. Per il pubblico ipo o non vedente sono state avviate da anni collaborazioni con l’architetto Rocco Rolli dell’associazione Tactile Vision, in prima linea nella ricerca di dispositivi in ambito di comunicazione accessibile editoriale e museale, dal quale abbiamo appreso l’uso di tecnologie che permettono al disegno bidimensionale di diventare volume in rilievo, da “leggere” con i polpastrelli. Grazie a Francesco Fratta (egli stesso non vedente), consulente per l’accesso alla cultura e per la didattica speciale dell’UICI – Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Torino, lo staff è stato formato per adottare le migliori modalità di accompagnamento del pubblico e per riuscire a evocare efficacemente le opere esposte attraverso l’uso circostanziato del linguaggio. Anche sul piano dell’interpretazione della narrazione, Bobo Nigrone, attore e direttore artistico della Compagnia teatrale Onda Teatro, ha trasmesso la sua esperienza al fine di riuscire a controllare meglio l’emissione della voce, il tono, il colore. Per esprimere, non tanto i meri contenuti, quanto le atmosfere delle immagini nella loro complessità simbolica, ambientale, chiaroscurale.
Dal 2008, proprio per le persone cieche e ipovedenti sono stati realizzati i laboratori 2 Per molteplici sensi 3, calzanti per opere come Fontaine di Michel Blazy, scultura con voluminose onde di schiuma profumata, o i suoni e gli odori di Bioma, installazione ambientale interattiva di Piero Gilardi. Anche nel 2009, nell’ambito della rassegna Torino in Braille in occasione del bicentenario della nascita di Louis Braille, i laboratori L’Alfabeto Invisibile della Terra sono stati dedicati alle persone con disabilità visive.
Per il restante pubblico, in tutte le esperienze elencate, è stato possibile a discrezione di ciascun partecipante, indossare una benda scura sugli occhi per sollecitare maggiormente sensorialità diverse dall’oculocentrismo come quelle olfattive, uditive, tattili e soprattutto immaginifiche.

L’impianto teorico e progettuale del PAV considera, come dato coemergente per la concezione del progetto formativo, l’accoglienza di tutte le persone nella loro totalità psicofisica: Sono previsti itinerari mirati all’utilizzo dell’arte contemporanea come strumento di promozione, crescita e comunicazione, sia nel campo delle difficoltà intellettive, psichiche e fisiche, sia nel campo dell’intercultura 4. Grazie a questa impostazione imprescindibile, le persone con disabilità sono oggi una parte importante dei visitatori intesi come “comunità attiva” che partecipa, con continuità, ai programmi di laboratorio per il pubblico. L’attenzione alla più ampia accessibilità si esprime anche e soprattutto attraverso la programmazione delle attività per le scuole e il pubblico in generale; è infatti adatta a chi ha problemi psico-fisici poiché ogni singolo laboratorio è declinabile a seconda delle varie necessità percettive, cognitive e relazionali.

Storicamente, lo stesso Piero Gilardi, sin dagli anni Settanta, ha segnato un contributo artistico e militante alle istanze di cambiamento democratico attraverso gli atelier creativi, collettivi e spontanei con i pazienti dell’ospedale psichiatrico di Collegno e dei centri di igiene mentale del territorio torinese. Il movimento operava per portare a un riconoscimento della dignità delle persone internate, seguendo la linea di pensiero di Franco Basaglia 5, culminata nel gennaio 1977 con la chiusura dell’ospedale psichiatrico  San Giovanni di Trieste e la creazione di comunità terapeutiche aperte.  Basaglia definiva così il nuovo statuto di persona con un’integrità psico-fisica: Una cosa è considerare il problema una crisi, e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto, la crisi è una soggettività 6.

La strada per il riconoscimento di una pari dignità delle persone con disabilità è molto lunga, porta con sé tutto il carico di un disagio sociale ancora lontano dall’essere risolto e, a distanza di trent’anni dal rivoluzionario sguardo verso l’alterità di Basaglia, ancora dal basso si avvia un’istanza di cambiamento. Nel dicembre 2010, su iniziativa della Consulta per le Persone in Difficoltà di Torino (CPD) e del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, è stato avviato un tavolo 7 di confronto per la formulazione di un decalogo sulle prassi di accessibilità da adottare nei luoghi della cultura di Torino e del Piemonte. Si tratta di un passo importante che vede la riflessione e la definizione di linee programmatiche in vista di una concreta applicazione dell’articolo 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità 8, firmata per l’Italia nel marzo 2007 dall’allora Ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero, e ratificata dal Parlamento italiano con la legge n. 18 del 24/02/2009 9. L’articolo detta alcuni importanti punti in cui gli Stati aderenti si impegnano “a riconoscere il diritto delle persone con disabilità a prendere parte, su base di uguaglianza con gli altri, alla vita culturale e adottano tutte le misure adeguate a garantire che le persone con disabilità: abbiano accesso ai prodotti culturali in formati accessibili 10.”
A livello ministeriale, l’attuazione di tali opportuni propositi è gestita dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità regolamentato solo nel luglio 2010. L’iter sembra lento e complesso, la compagine burocratica enorme: si contano quaranta Membri Effettivi tra funzionari ministeriali, rappresentanti sindacali, di categoria, esperti, a cui si sommano dieci Invitati Permanenti, nove membri del Comitato Scientifico, Segreteria Tecnica e Direzione. L’Osservatorio, presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, è in carica dall’ottobre 2010 e lo sarà per la durata di tre anni.

In assenza di una normativa specifica in materia, alcuni luoghi della cultura sono già attivi e si muovono da anni nella direzione indicata dalla Convenzione, soprattutto grazie alla presenza al loro interno di persone impegnate nella funzione educativa, perciò abituate a relazionarsi con i vari pubblici. Per quel che riguarda i musei i temi dell’accessibilità  sono sempre più applicati, fino a diventare vere e proprie prassi. È il caso del Museo Tattile Statale Omero di Ancona che dal 1993 adotta ausili 11 di comunicazione accessibile per le persone cieche e ipovedenti. In tempi più recenti, il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli ha pubblicato un dizionario 12 di neologismi nella Lingua dei Segni italiana 13, inventati proprio a partire dall’esperienza della visita alle collezioni d’arte contemporanea.

Il recente Manifesto dell’accesso alla cultura per tutti 14 propone alle Istituzioni culturali e museali un cambio di mentalità, focalizzando lo sguardo affinché il presupposto dell’accessibilità possa essere inserito, con continuità, già in fase di progettazione e programmazione delle mostre. Solo in questo modo l’eccezione può diventare routine e la mentalità cambiare, perché – per usare le parole di Basaglia – Noi desideriamo che il nostro corpo sia rispettato; tracciamo dei limiti che corrispondono alle nostre esigenze, costruiamo un’abitazione al nostro corpo 15.

 

1. Vedi: Linee guida per la leggibilità e fruibilità del patrimonio museale da parte dei disabili, ANS – Associazione Nazionale Subvedenti ONLUS, Milano 19 dicembre 2005 (www.subvedenti.it)
2. Svolti in collaborazione con il Settore Educazione al Patrimonio Culturale della Città di Torino
3. Il titolo del laboratorio è tratto dall’omonimo saggio di Domenico Papa che indaga la pluralità della percezione: Domenico Papa, Per molteplici sensi: Arte, percezione, significato, Editrice Zona, Arezzo, 2008
4. Tea Taramino, Il progetto formativo del Parco Arte Vivente, in AAVV, BIOMA, pensieri, creazioni e progetti per un Parco d’Arte Vivente, AcPav/Pea/Gribaudo, Torino, 2005, p. 81
5. Franco Basaglia (1924 -1980), psichiatra veneziano, conduttore della storica battaglia culturale che ha portato alla promulgazione della legge n. 180/78 di riforma psichiatrica.
6. Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000, p. 13
7. I partecipanti al Tavolo Cultura Accessibile del Piemonte sono:
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – Rivoli, Consulta per le persone in difficoltà Onlus – Torino, Città dell’arte Fondazione Pistoletto Onlus – Biella, Città di Torino – Divisione Servizi Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie – Settore Disabili e Redazione Città Aperta – Servizio Passepartout Servizi Integrati per la Disabilità Motoria, Fondazione Fitzcarraldo Onlus -Torino, Fondazione Paideia Onlus -Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Torino, Fondazione Torino Musei, Istituto Italiano per il Turismo per tutti – Torino, Istituto Sordi di Torino, La Venaria Reale – Venarla, PAV Parco Arte Vivente – Torino, Susa Culture Project, Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Torino
8. Documento siglato presso l’UN, Palazzo di Vetro, New York, 13 dicembre 2006
9. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2009
10. Estratto dall’articolo 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
11. Ausili presenti: sistema di walk assistant, scale mobili, tavole in rilievo, schede informative in nero e in Braille, computer con sintesi vocale, lente d’ingrandimento. Fonte: www.museomero.it
12. Dizionario di Arte Contemporanea in Lingua dei Segni Italiana a cura di Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Istituto dei Sordi di Torino, Umberto Allemandi & C., Torino, 2010
13. La LIS (Lingua Italiana dei Segni) è una lingua a tutti gli effetti, con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali, diversa per ogni Paese e utilizzata dai segnanti, in prevalenza persone sorde
14. Il Manifesto dell’accesso alla cultura per tutti è stato presentato per la prima volta al seminario ArtLab 11, Fondazione Fitzcarraldo, Lecce, 22-23-24 settembre 2011
15. Franco Basaglia, Corpo, sguardo e silenzio – L’enigma della soggettività in psichiatria, 1965, in Scritti vol I, p. 305

Manifesto della cultura accessibile a tutti

Promosso dal TAVOLO CULTURA ACCESSIBILE

Nel dicembre 2010, per iniziativa della Consulta per le Persone in Difficoltà di Torino e del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, è stato costituito un “Tavolo di confronto sul tema della cultura accessibile”, dove istituzioni, associazioni e operatori culturali si confrontano sulle tematiche dell’accessibilità della cultura a tutti i pubblici.

I partecipanti al tavolo sono:
– Associazione Artepertutti, Ivrea
– Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli
– Consulta per le Persone in Difficoltà Onlus, Torino
– Cittadellarte Fondazione Pistoletto Onlus, Biella
– Città di Torino – Direzione Centrale Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie
– Servizio Disabili: Coordinamento Interventi e Servizi Integrati per la Disabilità Motoria e Arte Plurale
– Fondazione Fitzcarraldo, Torino
– Fondazione Paideia Onlus, Torino
– Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
– Fondazione Torino Musei – GAM Torino
– Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, Torino
– Istituto dei Sordi di Torino
– La Venaria Reale, Venaria
– Museo Civico Casa Cavassa, Saluzzo
– Museo Nazionale del Cinema, Torino
– Parco Arte Vivente, Torino
– Piano di valorizzazione Valle di Susa Tesori di Arte e Cultura Alpina, Susa
– Susa Culture Project
– Tactile Vision Onlus
– Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus

In attuazione dell’art. 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13-12-2006 ratificata dallo Stato italiano con Legge n. 18 del 24-02-2009 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”.

PREMESSA

La cultura, con i suoi eventi e con gli spazi in cui essi si manifestano, riveste, nella società contemporanea, un ruolo primario per ogni persona, in relazione al percorso di educazione permanente, al piacere e all’intrattenimento, all’inclusione nella società, proprio perché le manifestazioni della cultura riuniscono diversi e molteplici ambiti di crescita personale, collettiva, sociale.
Tali ambiti toccano aspetti artistici, espressivi, estetici, emotivi, relazionali.
A ciò si aggiunge il fatto che esiste uno stretto legame tra partecipazione ad eventi culturali e lo stato di ben-essere e di salute della persona.
L’impegno delle offerte della cultura è essere al servizio della pluralità e diversità degli utenti e provvedere ad identificare e a soddisfare i bisogni espressi dai fruitori, specie laddove vi siano esigenze specifiche, sovente collegate a disabilità o difficoltà.
Pertanto diventa prioritario definire ed esplicitare una capillare politica dei pubblici.
Infatti, oggi, fruitori e produttori di cultura sono i diversi pubblici.
La questione è fondamentalmente etica: le manifestazioni culturali hanno una responsabilità sociale ben precisa, in quanto realizzate in spazi pubblici o aperti al pubblico, e attraverso il ruolo sempre più incisivo della dimensione educativa, formativa e ri-creativa, si ribadisce il diritto di accesso di tutti ai luoghi e alle iniziative della cultura.
Se il diritto d’accesso alla cultura è negato o ridotto da condizioni della società e dell’ambiente fisico disabilitanti, viene compromessa la piena ed effettiva partecipazione su basi paritarie di molte persone in relazione al loro stato di salute e alla loro provenienza sociale e culturale.
La qualità dell’esperienza dei visitatori deve essere al centro delle politiche culturali, fornendo strumenti e opportunità culturali alle persone che presentano identità e differenze, attese, bisogni, curiosità, abilità varie e diverse.
E’ indispensabile leggere, sotto l’ottica dell’accessibilità, della fruibilità e della piacevolezza, tutti gli anelli connessi all’esperienza culturale i qualunque essa sia, in modo da formare la catena dell’accessibilità, che deve consentire a chiunque di vivere un’esperienza culturale in modo appagante, soddisfacente, piacevole in condizioni di autonomia, comfort, sicurezza e che non deve trascurare tutti gli aspetti connessi a ciò che accade prima di arrivare e di accedere all’offerta culturale ovvero l’informazione, la mobilità (trasporti, percorsi pedonali, controllo delle lunghe distanze a piedi, parcheggi etc.), gli orari e i tempi.
E’ quindi necessario che chi opera in ambito culturale sia consapevole delle istanze della cultura accessibile affinché la cultura diventi realmente esperienza per tutti e di tutti.
In questa direzione si colloca il “Manifesto della cultura accessibile a tutti”, che è stato elaborato partendo dal decisivo contributo dei musei e delle Associazioni a tutela e promozione delle persone con disabilità e dell’accessibilità, con il successivo contributo di altre istituzioni e soggetti culturali.

I 10 PUNTI DEL MANIFESTO DELLA CULTURA ACCESSIBILE A TUTTI

1. Conoscere, considerare e conciliare le differenti esigenze della pluralità delle persone.
Il fruitore di luoghi ed eventi culturali deve essere considerato nella sua accezione più ampia e completa, a favore di un approccio inclusivo che sappia tenere conto delle differenti specifiche esigenze e delle caratteristiche particolari (fisiche, motorie, sensoriali, comunicative, relazionali, cognitive, psichiche) di tutte le persone, con particolare attenzione alle persone con disabilità e con pluri-disabilità.

2. Offrire un’esperienza culturale appagante per qualsiasi persona.
Un luogo e un evento culturali devono poter garantire a tutti, indipendentemente dalle particolari esigenze e abilità, la possibilità di realizzare, anche tramite specifici accorgimenti e servizi, una visita e un’esperienza complete, appaganti e soddisfacenti, in condizioni di autonomia, comfort e sicurezza, comprendendo anche la partecipazione attiva all’evento, qualora sia prevista nella manifestazione culturale.

3. Miscelare ed equilibrare l’accessibilità agli spazi, all’esperienza e all’informazione.
E’ necessario promuovere e realizzare un’accessibilità a tutto campo, risultato del rapporto equilibrato tra:
– accessibilità strutturale: possibilità per tutti e ciascuno di accedere e muoversi in autonomia ed utilizzare, in modo paritario, inclusivo, non discriminante ed emarginante, gli spazi e i luoghi in cui si svolgono attività culturali, ivi compresi i cosiddetti spazi accessori e collaterali (guardaroba, caffetteria, servizi igienici, camerini, sale prove etc.). L’accessibilità strutturale deve essere conseguita sia ricorrendo a interventi progettuali, tecnologici, organizzativi e gestionali, sia a soluzioni di comunicatività ambientale;
– accesso all’esperienza: possibilità per tutti e ciascuno di partecipare, godere, comunicare, comprendere e vivere al meglio l’esperienza culturale proposta;
– accesso all’informazione: possibilità per tutti e ciascuno di reperire informazioni chiare, affidabili e aggiornate circa l’accessibilità e i servizi e soluzioni disponibili attraverso strumenti di comunicazione fruibili da persone con disabilità e non.

4. Privilegiare l’aspetto relazionale, educativo e l’accoglienza.
L’accessibilità dell’offerta culturale si compone di elementi statici e dinamici: è dunque fondamentale valorizzare gli aspetti di relazione con i vari pubblici, con particolare riferimento sia ai servizi di accoglienza, di informazione e di accompagnamento, sia alle attività di natura formativa ed educativa. Occorre incentivare un cambiamento culturale che generi profondi mutamenti dei modelli organizzativi e gestionali, ancor prima che strutturali, in un’ottica volta a garantire la piena inclusione e partecipazione alle attività culturali di tutti e di ciascuno, indipendentemente dalle specifiche esigenze e abilità.

5. Comunicare in modo positivo, non discriminante ed escludente.
Vanno utilizzate e incoraggiate strategie di comunicazione inclusive, efficaci ed esaustive, fondate sull’utilizzo di un linguaggio corretto (parlato, scritto e segnato) e di strumenti di comunicazione appropriati, utili a prevenire ogni forma di discriminazione. Il luogo in cui si svolge un evento culturale deve disporre di un sistema di segnalazione dell’accessibilità che sia visibile, leggibile e comprensibile. Altrettanto importante è la visibilità, la leggibilità, la comprensibilità e la coerenza di tutta la segnaletica: di informazione, di direzione, di designazione di luoghi e funzioni, di sicurezza.

6. Ricorrere a pluralità di modalità comunicative e all’uso appropriato delle tecnologie.

In una visione di fruibilità, interazione e partecipazione attiva dei diversi pubblici ai luoghi della cultura e agli eventi culturali è importante promuovere attività e percorsi basati sulle diverse forme di comunicazione, che facciano ricorso alla multi-sensorialità, all’interattività, ad ausili e anche a supporti tecnologici, integrati in modo equilibrato, finalizzati alla leggibilità e alla comprensibilità della comunicazione. Tali soluzioni devono essere fruibili e utilizzabili dai diversi pubblici garantendo a ciascuno, senza discriminazioni di sorta, il diritto ad una concreta e reale inclusione e partecipazione sociale, nel rispetto dei desideri e delle aspettative. Le differenti modalità comunicative, per essere effettivamente inclusive, devono riguardare sia l’organizzazione sia i supporti sia i contenuti della comunicazione, con attenzione particolare alle problematiche percettive (sensoriali e intellettive).

7. Fornire informazioni oggettive per permettere un’autovalutazione dell’offerta culturale.
L’informazione sull’accessibilità non si esaurisce con l’uso del simbolo convenzionale solitamente connesso solo all’accessibilità fisica degli spazi ma deve essere completa (ossia relativa alle differenti esigenze già menzionate), oggettiva, dettagliata, aggiornata, affidabile, garantita, declinata e specificata al fine di permettere a ognuno di conoscere e valutare in autonomia l’offerta culturale. Si sottolinea l’importanza della collaborazione preliminare con le Associazioni di persone con disabilità e con quelle a promozione e tutela delle persone con disabilità, al fine di conseguire un’estesa e onnicomprensiva accessibilità agli spazi ed eventi della cultura.

8. Promuovere la formazione degli operatori nei confronti dell’accessibilità alla cultura.

E’ necessario integrare le tematiche dell’accessibilità e dell’accoglienza di tutti nella formazione professionale di quanti intervengono, a vario titolo, nella realizzazione di un evento culturale in senso lato. Si riconoscono come categorie prioritarie rispetto alle quali pianificare percorsi formativi specifici: i progettisti delle strutture culturali, gli organizzatori degli eventi culturali, i direttori, i dirigenti, i conservatori, i curatori di mostre, esposizioni, installazioni, eventi, spettacoli etc., i responsabili degli allestimenti a qualsiasi livello (bacheca, espositore, palco, stand etc.), i grafici e i designer, gli educatori e i mediatori, gli addetti al servizio di accoglienza e di sorveglianza, gli intrattenitori a qualsiasi livello.

9. Invitare gli artisti a considerare le istanze dell’accessibilità.
Si invitano gli artisti a considerare e sostenere le istanze della cultura accessibile nelle loro ricerche e nella loro progettualità.

10. Promuovere la ricerca sui temi della cultura accessibile.

Occorre promuovere la ricerca sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione ai luoghi ed eventi culturali al fine di ridurre i fattori di esclusione, di rischio, di nocività e di malessere ambientale, di disuguaglianza, di marginalizzazione dei diversi pubblici nell’accesso e nella partecipazione alla cultura.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

I principi esposti esprimono l’impegno verso una cultura sempre più accessibile a tutti – quindi anche alle persone con disabilità – che ogni responsabile di eventi culturali e di spazi culturali, operatore culturale, operatore teatrale e dello spettacolo dal vivo, artista, musicista, amministratore pubblico e privato e chiunque sostenga e finanzi, a vario titolo, il settore culturale, deve cominciare a prendersi.
I promotori del manifesto auspicano che il documento venga sottoscritto e adottato da altri soggetti, per una maggiore estensione e diffusione a tutto il settore culturale e alle diverse professionalità che ne fanno parte.
Gli estensori del manifesto si impegnano a promuovere la realizzazione di studi, ricerche, sperimentazioni e attività orientate a conseguire l’accessibilità, per qualsiasi persona, agli eventi culturali e ai luoghi della cultura o di interesse culturale.
Si impegnano altresì a sollecitare il rispetto delle normative esistenti e a promuoverne ulteriori approfondimenti.