La macchina estrattiva

La Macchina Estrattiva

LA MACCHINA ESTRATTIVA
Neo-colonialismi e risorse ambientali

Ursula Biemann, Peter Fend, Piero Gilardi, Pedro Neves Marques, Oliver Ressler

Inaugurazione sabato 25 marzo, ore 18

 

La Macchina estrattiva, curata da Marco Scotini, è la nuova mostra con cui il PAV prosegue la propria indagine sul rapporto antagonista tra attivismo ambientale e politiche neoliberiste su scala globale. Facendo seguito a Vegetiation as a poltical agent (PAV 2014) la mostra attuale vuole essere un’indagine ulteriore sulle forme del colonialismo (sia storico che contemporaneo) con cui l’occidente continua ad incidere sui destini del mondo, delle culture e della natura, in maniera ormai irreversibile.

Una tesi condivisa da più teorici (da David Harvey a Saskia Sassen) è quella che vede il sistema finanziario attuale come la seconda fase del capitalismo: definita come “fase estrattiva”. Non più legato esclusivamente alla produttività modernista, ai consumi di massa e alla circolazione delle merci, il nuovo capitalismo si presenta piuttosto come un gigantesco meccanismo di estrazione di valore dall’uomo e dalla natura con una progressiva inclusione di tutte le possibili risorse, che non lascia al suo esterno nessun ambito della vita individuale né dell’ambiente naturale.

Alla nascita di una nuova élite predatrice e corporate fanno da contraltare l’espulsione di migliaia di persone dai loro territori, la crescita di nuove povertà e la massiccia espropriazione dei suoli, delle acque e di tutti gli altri beni comuni, nonché l’espansione sempre maggiore del settore minerario. Il capitalismo estrattivo o l’accumulazione per spoliazione (accumulation by dispossession) secondo Harvey, a dispetto dell’imminente esaurimento dei combustibili fossili, continua a devastare immense aree del pianeta, perpetrando uno scempio programmato nei confronti della natura, replicando pratiche di sfruttamento che ripropongono un nuovo colonialismo, agendo a discapito della dignità e dei diritti delle popolazioni indigene del Nord e del Sud del mondo.

Il modo in cui queste problematiche possono essere affrontate a partire da principi ecologici e non antropocentrici, costituisce il centro teorico di La Macchina Estrattiva, Neo-colonialismi e risorse ambientali. Le opere dei cinque artisti in mostra sono animate da uno spirito attivista e transdisciplinare, volto all’esplorazione dell’ambito ecologico a partire da diverse prospettive d’osservazione di fenomeni come l’inquinamento, la desertificazione, il cambiamento climatico, la privatizzazione delle colture agricole o l’ineguale redistribuzione dei costi e dei vantaggi sottesi alle modificazioni ambientali oggi in atto.

La cartografia di attivismo indigeno, stato di diritto e resistenza ambientalista rintracciata da Ursula Biemann nel progressivo processo di distruzione della Foresta Amazzonica; l’accusa alle politiche economiche all’origine del riscaldamento globale e del cambiamento climatico nelle indagini di Oliver Ressler e Piero Gilardi; così come il fenomeno della desertificazione e dei bacini oceanici al centro delle ricerche di Peter Fend o le manipolazioni genetiche e le culture intensive come estensione del progetto colonialista storico in Pedro Neves Marques intendono proporsi come sostegno artistico, nella lotta contro le imprese multinazionali predatrici, ai nuovi difensori della terra.

 

26 marzo – 4 giugno 2017

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