La passione del grano

la passione del grano

 

Wurmkos

a cura di Marco Scotini

30 giugno – 22 ottobre 2017

 

Con questa nuova mostra il PAV intende concentrare l’attenzione dell’ecologia politica sul problema della terra come bene comune ed elemento di produzione e riproduzione, un tema che tanto la modernità capitalista quanto quella socialista liquidavano come “arcaico”. La terra torna ora di grande interesse, nel momento in cui al centro della produzione contemporanea non ci sono più soltanto il lavoro remunerato della fabbrica e quello non remunerato della donna di casa, come da anni afferma Mariarosa Dalla Costa. Quello che si aggiunge ora è una nuova considerazione del “lavoro della terra” su scala globale, nel nord e nel sud del mondo.

Il progetto La Passione del Grano, che il gruppo Wurmkos ha pensato per il PAV, si ispira al mondo del lavoro contadino, legato ai riti e alla cultura popolare radicati nel territorio lucano. I rituali popolari sono polisemici e rappresentano il momento simbolico per eludere ciò che Ernesto De Martino chiama la “crisi della presenza”. Ovvero la capacità di conservare nella memoria l’esperienza necessaria per rispondere in modo adeguato a una determinata situazione storica. Il rito aiuterebbe l’uomo a sopportare la crisi della presenza che si avverte di fronte alla natura, offrendo modelli rassicuranti da seguire. E questo avviene simbolicamente nell’ambivalenza insita nella “mietitura” poiché è un’operazione che deve – nello stesso tempo – uccidere/sacrificare il grano e metterlo a disposizione degli uomini.

Al PAV è presentato il film etnografico La Passione del Grano, girato nel 1960 dal documentarista politico italiano Lino Del Fra. I dieci minuti del documentario, da cui il progetto di Wurmkos prende il titolo, ci mostrano uno spaccato importante della vita rurale nel Sud Italia. In Lucania, nel periodo della mietitura (ancora negli anni ’60) si svolgeva un antico rituale contadino, nel quale i braccianti mettevano in scena una sorta di “vendetta” per la morte del grano. Per farlo, questi cacciano e uccidono un capro, animale mitologico responsabile della morte delle messi e del periodo di “vuoto vegetale” (l’inverno). Poi giunge una donna, che viene svestita al fine di donare le sue vesti ai campi, un passaggio altamente simbolico del rituale che auspica un ritorno alla fertilità dei campi, con l’arrivo della primavera.

Il progetto di Wurmkos inizia, proprio con la semina del grano, che ha avuto luogo il 5 novembre 2016 nel parco del PAV.
Il 24 e 25 giugno 2017, si è tenuto il workshop omonimo, condotto dalle Attività Educative e Formative a cura di Orietta Brombin, durante il quale è stato mostrato materiale video e fotografico di eventi, feste e rituali che ci giungono dalla cultura contadina. Con la guida dei legatori di gregne e scigli di grano di Episcopia (Basilicata), sono state raccolte le spighe di grano, poi lavorate e intrecciate alle strutture disegnate, progettate e costruite dagli stessi partecipanti. Le strutture vernacolari, realizzate con canne, giunchi di ulivo, su cui intrecciare le spighe con rafia naturale, fanno parte dell’installazione collocata nella corte del museo. Quest’opera rimarrà esposta per tutta la durata della mostra, nella quale sono esposti anche documenti di archivio della cultura contadina: oggetti, fotografie, testimonianze, insieme a opere appositamente create dal gruppo Wurmkos. Tra i fotografi figurano anche i nomi di Ando Gilardi e Franco Pinna che testimoniano le tappe storiche del lavoro di Ernesto De Martino.

 

 

Il progetto Wurmkos nasce nel 1987, con l’intento di creare un “luogo” per mettere in relazione arte e disagio psichico. Si istituisce come laboratorio d’arte visiva, nel quale si incontrano artisti (sia affetti da qualche forma di disagio psichico, sia non), critici, operatori del settore. Nei trent’anni intercorsi dalla nascita, attorno al progetto Wurmkos, si è consolidato un piccolo gruppo permanente attorno al quale, di volta in volta, si sono avvicendate circa un centinaio di persone. Il lavoro di Wurmkos è stato riconosciuto nell’ambito di mostre importanti, sia in Italia che all’estero. Tra queste: Biennale di Venezia; Biennale di Gwangju; Museo di Villa Croce, Genova; La Triennale di Milano; Pac , Milano; Palazzo Morando – Costume Moda Immagine, Milano. Nel 2011 si costituisce Fondazione Wurmkos onlus e Pasquale Campanella, tra i fondatori del gruppo, ha ricevuto il Premio Ciampi – L’altr’Arte per il lavoro fatto con Wurmkos.

Fanno parte del gruppo Wurmkos: Susanna Abate, Adele Bressa, Elisabetta Bulgarelli, Marco Campanella, Pasquale Campanella, Caterina Caserta, Marinella Cisari, Roberta Colombo, Savino Crudele, Angela Di Bartolomeo, Isabella De Robertis, Salvatore Fede, Giuseppe Giacoia, Silvia Guerri, Pietro Marconi, Jelena Milosevic, Elisabetta Notarangelo, Mauro Panzeri, Sofia Paravicini, Patrizio Raso, Michael Rotondi, Antonio Valente.

 

La mostra, patrocinata dalla Città di Torino, è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Regione Piemonte.