Artisti

Lara Almarcegui

Lara Almarcegui

ph. Ismaël Moumin

Nata nel 1972 a Saragozza. Vive e lavora a Rotterdam (NL).
La ricerca di Lara Almarcegui è indirizzata principalmente allo studio e all’analisi delle componenti materiali del tessuto urbano. Il suo approccio è simile a quello di un archeologo contemporaneo alla scoperta di memorie sotterranee e stratificate che, del passato, possono far emergere aspetti del tutto sconosciuti a una sola indagine dello strato superficiale su cui siamo soliti camminare. Tra le aree urbane indagate, Lara Almarcegui è principalmente interessata a quelle soggette a demolizione, a rimozione di materiali da costruzione e, non ultimo, ai cosiddetti Terrain vague, luoghi abbandonati e in attesa di una ridefinizione urbana.
Mostra: Village Green (2009)
Workshop: Scavo. Esplorazione di un sito: macerie, rovine industriali, terra e pietre (2009)

 

Emanuela Ascari

Emanuela AscariNata nel 1977 a Sassuolo. Vive a Maranello (MO).
Laureata al DAMS, Dipartimento di Arti Visive dell’Università di Bologna, ha conseguito il Master Paesaggi Straordinari del Politecnico di Milano. Per l’anno 2012-2013 è stata docente di Progettazione di Interventi Urbani e Territoriali presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Esplora territori indagando la relazione tra l’uomo e il proprio ambiente, tra cultura ed ecosistema, assecondando una tensione verso la terra, con particolare attenzione verso i processi di trasformazione del territorio e della materia, alla ricerca di forme di una ecologia del pensiero. Tra le mostre: Ateliere de Arta Alternativa, Brasov, Romania (2014); here. now. where?, Biennale di Marrakech (2014); Risque Acceptable, Espace Jeanne de Flandreysy, Valence (2013); Habitat, Museo del Patrimonio Industriale, Bologna (2012); Cartabianca, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2012). Tra le residenze artistiche: SOMA, International Residence, Città del Messico (2012) e GAP – Global Art Programme, Sablons-Valence, France (2013).
Mostra: Grow It Yourself (2015)
Workshop: Ciò che è vivo – culture tour (2015)

 

Ayreen Anastas – Rene Gabri

Anastas-Gabri

ph. Houssam Mchaiemch

Betlemme, Palestina; Teheran, Iran; vivono e lavorano a New York.
Dal 2011 i progetti di Ayreen Anastas e Rene Gabri si sono inseriti in modo collaborativo e partecipativo nell’ambito delle iniziative di 16th Beaver. Si tratta di uno spazio artistico sperimentale costituito da una comunità di artisti allo stesso numero civico di Beaver Street, a Manhattan. Il gruppo ha organizzato numerose conferenze, proiezioni di film, sessioni di lettura e trasmissioni radiofoniche, non ultimo è stato tra gli ideatori e organizzatori del movimento Occupy Wall Street. Semi di sussistenza è un progetto che prosegue l’esperienza iniziata a dOCUMENTA(13) attraverso la piattaforma AND,AND,AND. Durante la manifestazione di Kassel, il network ha permesso la definizione di un ricco programma pubblico sperimentale in collaborazione con artisti, attivisti, agricoltori, studenti, filosofi e visitatori. Partendo da una presa di posizione militante sul diritto e l’accessibilità ai beni comuni, la ricerca di Anastas e Gabri si basa su un’etica dei valori volta principalmente all’assunzione di una responsabilità individuale nelle scelte quotidiane.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Brandon Ballengée

Brandon BallengéeNato nel 1974 a Sandusky, Ohio. Vive e lavora a New York (USA).
Tra arte, scienza ed ecologia, la ricerca di Brandon Ballengée sfuma i confini fra un ambito disciplinare e l’altro. Tutto il suo lavoro può infatti essere compreso nella fusione di ricerca biologica, attivismo ambientale e elaborazione estetica. Le opere dell’artista – che spaziano dall’installazione alla documentazione video – sono il risultato di più fasi processuali e costituiscono al tempo stesso il punto di partenza per nuove esperienze di condivisione messe a punto nelle Eco-Actions. Per quanto il punto focale della sua pratica sia lo studio di anfibi, pesci, insetti e uccelli, Ballengée traduce l’esperienza diretta con la natura in interrogativi sugli allarmanti cambiamenti ecologici e sulle malformazioni di alcune specie animali.
Mostra: Praeter Naturam (2010)
Workshop: Eco-Action (2010)

 

Evgen Bavčar

Evgen BavcarNato nel 1946a Lokavec bei Ajdovščina (SLO). Vive e lavora a Parigi (F).
Bavčar è cieco dall’età di dodici anni quando due incidenti lo portano all’irrimediabile perdita, progressiva e poi totale, della vista. Dopo gli studi in Filosofia a Lubiana e il dottorato, sempre in ambito filosofico, alla Sorbona di Parigi, Bavčar diventa fotografo. Orgoglioso della sua stessa particolare qualità percettiva non ordinaria, dall’inizio degli anni Novanta è tra i fotografi più richiesti d’Europa e nel 1992 l’editore francese Seuil pubblica un suo volume con fotografie e saggi. Conduce trasmissioni radiofoniche per France Culture e nel 1988 è fotografo ufficiale del Mois de la Photo a Parigi. I suoi soggetti sono spesso persone colte nella corporeità e nei volumi del modellato, ma anche profili e dettagli di città e paesaggi. È conosciuto per i ritratti in bianco e nero: tra i più noti, figurano Hanna Schygulla, Kristin Scott Thomas e Umberto Eco. Bavčar è infine scrittore, poeta e militante per i diritti dei non-vedenti e ipovedenti in termini di accessibilità agli spazi pubblici.
Mostra: Il Corpo che guarda (2011)
Workshop: Il mio specchio: percezione non normativa (2011)

 

Ennio Bertrand

Ennio BertrandNato nel 1949 a Pinerolo (To). Vive e lavora a Torino.
Fra i membri e i cofondatori di Ars Technica e Arslab, Ennio Bertrand realizza generalmente installazioni interattive per le quali sviluppa sia software che hardware. Esplorando la percezione visiva, le interazioni sociali e i media delle comunicazioni, l’artista elabora solitamente immagini, suoni, led e luci digitali. Nella sua ricerca le tecnologie informatiche diventano così strumento per creare mondi e raccontare metaforicamente la realtà. Le installazioni – che si configurano come sorta di esperimenti – presentano a volte anche elementi organici e naturali ad espressione delle potenzialità della materia e dei suoi stati energetici.
Mostra: Living Material (2007)
Workshop: La scatola di Giotto (2009)

 

Michel Blazy

Michel BlazyNato nel 1966 nel Principato di Monaco. Vive e lavora a Parigi.
Nel suo lavoro Michel Blazy impiega una vasta gamma di materiali riconducibili a delle forme organiche e viventi: da prodotti alimentari come gli spaghetti di soia e le arance all’utilizzo di cotone idrofilo, gesso, cioccolato, acqua e schiuma. I materiali – impiegati puri o mescolati con colle e coloranti – danno vita a delle sculture che si decompongono e si rigenerano continuamente. In questo modo, esplorando il vivente, Michel Blazy lascia che il potenziale di ogni materiale si esprima facendo esperienza della sua trasformazione. Finalista del Marcel Duchamp Prix nel 2008, le sue opere sono state esposte al Museum of Old and New Art (MONA), Tasmania, 2014; MNAM – Centre Georges Pompidou, 2013; Nouveau Musée National di Monaco, 2013; Le Plateau – FRAC Ile-de-France, Parigi, 2012; Palais de Tokyo, Paris (2007).
Mostre: Living Material (2007),Ecosoft Art (2008), Village Green (2009), Show Food (2014)
Workshop: Self-bar, sede temporanea del PAV all’ExMOI (2008), Le jour de Yule (2009), Natale in agosto/Please feed the animals (2009)

 

Diego Bonetto

Diego BonettoNato nel 1969 a Torino. Vive e lavora a Sydney.
I lavori di Diego Bonetto non si distinguono per l’uso privilegiato di un particolare mezzo espressivo. L’artista, che opera sia in collettivi (è membro di SquatSpace) sia individualmente, è infatti interessato ai meccanismi e ai comportamenti che regolano le relazioni tra l’individuo e la società secondo un’idea biopolitica dell’arte, vale a dire quando il controllo delle condizioni della vita diventa materia politica. La sua ricerca si esprime così attraverso interventi e progetti spesso a fini educativi, oppure prende forma in azioni e percorsi guidati che coinvolgono il pubblico nell’esperienza culturale dell’ambiente e della natura.
Mostra: Greenhouse (Autumn) (2009)

 

Enrica Borghi

Enrica BorghiNata nel 1966 a Premosello Chiovenda (VB). Vive e lavora ad Ameno (NO).
Dagli anni Novanta la sua ricerca si sviluppa attraverso installazioni realizzate con materiali di recupero: carte di caramelle, buste di plastica e altri materiali non biodegradabili. Riflettendo sullo scarto tra prodotto ed imballaggio, Enrica Borghi esplora le icone e i miti della classicità in una rivisitazione contemporanea ancorata agli stereotipi dell’universo femminile e domestico, una donna però autocritica rispetto agli elevati standard di bellezza richiesti dalla società, una donna che, dalla cucina alla fiaba, si riscatta con la sua stessa arma: la seduzione.
Nel 2005, con Davide Vanotti, fonda Asilo bianco, un’associazione che si occupa, in senso lato, di cultura della contemporaneità. Dalla letteratura all’arte e al design, Asilo bianco promuove giovani talenti nell’ambito di progetti specifici all’interno dei territori compresi tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta.
Mostra: Ecosoft Art (2008)
Workshop: Recycling project (2010)

 

Botto&Bruno

Botto&BrunoRoberta Bruno, 1966, Torino; Gianfranco Botto, 1963, Torino. Vivono e lavorano a Torino.
Dagli anni Novanta Botto&Bruno si esprimono attraverso una poetica del tutto personale esplorando le cosiddette “marginalità”, spazi intesi come luoghi del cambiamento e della trasformazione. Periferie urbane, aree apparentemente abbandonate e cieli cupi sono i soggetti privilegiati della loro ricerca. Alle visioni fotografiche, collage di materiale ripreso in pellicola senza il ricorso al digitale, si sono nel tempo sovrapposti personaggi solitari, nello specifico ragazzi di età imprecisata che, sullo sfondo dei loro scenari, diventano i protagonisti e i testimoni di una più generale condizione umana. Alla tecnica del wallpaper fotografico, utilizzato anche in ambienti e installazioni, i loro lavori includono inoltre proiezioni di diapositive, video e storyboard con sottofondi musicali. Tra le mostre personali si ricordano le esposizioni presso la Galerie Magda Danysz di Parigi (2008 e 2012); Galeria Oliva Arauna di Madrid (2007 e 2012); Galleria S.A.L.E.S. di Roma (2008 e 2010); Galleria Alberto Peola di Torino (1996, 1999, 2004 e 2009); Centro Luigi Pecci di Prato (2007); Palazzo delle Papesse di Siena (2006); Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2000 e 2006); CaixaForum di Barcellona (2004); MAMAC di Nizza (2004); MAMCO di Ginevra (2003). Botto&Bruno vantano partecipazioni e inviti a mostre e manifestazioni d’arte internazionali come l’8a Biennale di Shangai, Cina (2010) e la 49ma Biennale di Venezia (2001).
Mostra: UNICUM (2013)

 

Imre Bukta

Imre Bukta

ph. Béres Attila

Nato nel 1952 a Mezőszemere (Ungheria), dove vive e lavora.
Imre Bukta si autodefinisce “artista-agronomo”, la cui attitudine è essa stessa una riflessione consapevole sulle tradizioni agricole profondamente radicate dell’Ungheria, sulla romanticizzazione della classe contadina e sulla propria infanzia nel villaggio di Mezőszemere. Dalle sue azioni agricole dei primi anni ’70 ai suoi oggetti grotteschi e alle sue installazioni degli anni ’80 e ’90 ha sempre usato materiali associati alla vita rurale ungherese per creare sculture, foto, istallazioni e performance sostenuti dalla sua personale mitologia. Le documentazioni fotografiche raccontano quindi i suoi progetti agricoli quali Sterco di mucca come medium (1976) o La Fattoria Kossuth (1976), azioni nei quali l’artista si è fatto fotografare disorientato in un campo di granoturco o appeso capovolto da un nastro trasportatore per il grano, o mezzo nudo a pascolare una mucca nella neve. Per due volte ha rappresentato l’Ungheria alla Biennale di Venezia, 1988 e 1999; nel 2013 la retrospettiva al Mőcsarnok, Kunsthalle di Budapest.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Amílcar Cabral

Amilcar CabralBafatá, 1924 – Conakry 1973.
Fu un agronomo e politico guineense. Fondatore del Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), che portò la Guinea Bissau e le Isole di Capo Verde all’indipendenza dal Portogallo, Cabral si forma in agronomia a Lisbona. Venuto a conoscenza di connazionali favorevoli a porre termine al periodo di colonialismo portoghese, di ritorno in Guinea-Bissau si impegna come agronomo a migliorare la condizione sociale del suo popolo e convincere il proletariato rurale a lottare contro la dominazione portoghese. Nel 1956 fonda il PAIGC, organizzazione a quel tempo clandestina, battendosi contro l’esercito portoghese partendo dai paesi vicini (Guinea e Casamance, una provincia del Senegal). Assassinato solamente sei mesi prima dell’indipendenza della Guinea-Bissau, Cabral ha sempre unito al suo spirito militante i suoi studi in agronomia a favore di un miglioramento delle politiche sociali e sanitarie delle classi meno abbienti. Ha infine promosso modelli di coltivazione sostenibile e di integrazione tra essere umano e mondo vegetale.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Laura Cantarella

Laura CantarellaNata nel 1972 a Savigliano (Cn). Vive e lavora a Torino.
Architetto di formazione, Laura Cantarella è fotografa di paesaggio e architettura. È stata docente presso il Masteren Diseño de Interfaces Multimedia, Escuela Elisava (UPF, Barcellona), il Master Intervención y Gestión del Paisaje (UAB, Barcellona), e guest tutor allʼIAAC de Catalunya. Attualmente co-dirige, con Lucia Giuliano, la piattaforma di ricerca Topografia del Trauma ed è professore a contratto presso la I Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. I suoi lavori sono stati esposti, tra gli altri, presso la 6 Biennal Europea de Paisaje, Barcelona, il Chelsea Museum di New York; il Festival di Architettura in Video di Firenze e la II Architecture Biennal di Rotterdam. È tra i vincitori del Premio Terna per lʼArte Contemporanea 01.
Workshop: Planetary Alternative Vision (2010)

 

Andrea Caretto | Raffaella Spagna

Andrea Caretto e Raffaella Spagna1971, Torino; 1967, Rivoli. Vivono e lavorano a Torino.
Formatisi in architettura e in scienze naturali, la loro ricerca interdisciplinare è fortemente legata all’esperienza della natura e al rapporto con gli elementi naturali attraverso interventi e azioni corali. I loro lavori esplorano le potenzialità inespresse dall’ambiente attraverso un processo che rivela le multiformità e le proprietà degli elementi analizzati. Si annoverano tra i loro lavori raccolte e catalogazioni di vegetali spontanei (Malerbe); archivi di minerali per l’osservazione della trasformazione della materia (Corpo Esteso); azioni collettive di dissodamento del suolo o la coltivazione partecipata di un vero e proprio di orto urbano (Pedogenesis). Tra le numerose mostre si segnalano le personali: M.P. (Matières Premières) presso il Centre d’art contemporain Le Parvis, Tarbes, Francia (2007) ; Azioni 2000-2006 presso il Museo Marino Marini di Firenze (2006); CS_ Collezione Sistemica, nell’ambito di VITRINE, presso la GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (2012). Tra le collettive: Exit, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002), a cura di Francesco Bonami; Empowerment – Cantiere Italia, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova (2002), a cura di Marco Scotini; T1_The Pantagruel Sindrome presso il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Torino (2005), a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Francesco Bonami.
Mostre: Living Material (2007), Ecosoft Art (2008), Village Green (2009), Internaturalità (2013), Sic Vos Non Vobis (2014)
Workshop: Colonizzazione_01 – azione collettiva di vita e lavoro in uno spazio interstiziale (2006), Ground Level (2009), Back & Forward_Colonizzazione (2013)

 

Filipa César

Filipa CesarNata nel 1975 a Porto (P). Vive e lavora a Berlino.
Artista e filmmaker, la sua ricerca indaga la natura porosa della relazione tra il film, le sue immagini in movimento e la percezione dello spettatore. Esplorando la realtà e la finzione nel documentario di genere, Filipa César crea delle narrazioni filmiche che mettono l’accento sulle dinamiche storiche e politiche sottese alle immagini in movimento. Analizzando figure in parte neglette di diversi movimenti indipendentisti, come nei lavori F for Fake, 2005; Rapport, 2007; Le Passeur, 2008; The Four Chambered Heart, 2009; e Conakry, 2012, l’artista si colloca a metà tra lo storytelling, il documentario di finzione e il cinema sperimentale. Narrando le possibilità di accesso a materiale in parte dimenticato di un ampio immaginario militante, la sua è in sostanza una modalità che può divenire uno strumento utile per valorizzare la memoria storica. I suoi lavori sono stati esposti alla biennale di Istanbul, 2003; alla Kunsthalle di Vienna, 2004; il Serralves Museum di Porto, 2005; Tate Modern di Londra, 2007; e 29a Biennale di San Paolo, Brasile.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Gabriella Ciancimino

Gabriella Ciancimino

ph. Giuseppe Cuttitta

Nata nel 1978 a Palermo, dove vive e lavora.
I lavori di Gabriella Ciancimino sono delle zone franche in cui convergono indistintamente tradizioni, culture, musica, video e natura. La sua pratica, che implica sempre l’esperienza diretta di un attraversamento o un viaggio in luoghi e contesti precisi, è volta all’esplorazione di quelle contiguità culturali che, una volta sommate, possono condurre alla convivenza delle diversità. In questa direzione, le opere di Ciancimino si presentano come il risultato formale di interventi più articolati e complessi, vere e proprie azioni partecipative che pongono al centro del lavoro la relazione tra gli individui attraverso incontri e scambi. Tra le personali si ricordano All’Allerbaggio (Ahoy the herbs) presso il Museo Villa Croce di Genova (2013), a cura di Ilaria Bonacossa, e Dalla Terronia col Furgone presso Cardi Black Box di Milano (2012). Ciancimino ha partecipato a numerose residenze e progetti d’artista, tra questi: L’appartement 22 di Rabat, Marocco (2010 e 2012); Volume 1 project of Sentences on the banks and other activities presso la Darat al Funun di Amman, Giordania (2010); e Working For Change, progetto per il Padiglione del Marocco alla 54ma Biennale di Venezia (2011).
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Gilles Clément

Gilles ClémentNato nel 1943 a Parigi (F), dove vive e lavora.
Gilles Clément è scrittore, entomologo e ingegnere agronomo, ma soprattutto giardiniere – come ama definirsi. Paesaggista tra i più noti e influenti d’Europa, interessato alla preservazione e conservazione delle biodiversità anche in senso attivistico e militante, Clément è il teorizzatore del Giardino in movimento, del Giardino planetario e del concetto di Terzo paesaggio. Ha realizzato diversi parchi e giardini, sia pubblici che privati. Tra le maggiori opere i giardini de La Défense e il parco André Citroën (13 ettari sulle rive della Senna nei terreni che appartenevano all’omonima fabbrica automobilistica), entrambi a Parigi, e il parco Matisse a Lilla. È insegnante all’École nationale du paysage di Versailles.
Nel 2010 Gilles Clément cura l’installazione Jardin Mandala al PAV.
Workshop: Friches di resistenza urbana (2010)

 

Gianluca Cosmacini

Gianluca CosmaciniNato a Milano nel 1952. Vive e lavora a Torino.
Architetto paesaggista, Gianluca Cosmacini opera interdisciplinariamente tra i due campi di indagine. Ha svolto attività didattica presso la Facoltà di Agraria e l’Università degli Studi di Torino in corsi di perfezionamento e specializzazione sui temi della progettazione di parchi e giardini. Docente di Elementi di architettura del paesaggio presso la Facoltà di Architettura di Torino, Cosmacini è co-fondatore dell’acPav, l’associazione culturale che  promuove e realizza il PAV di cui è stato coordinatore del progetto esecutivo. Oltre alla realizzazione di Trèfle, opera ambientale di Dominique Gonzalez-Foerster, è autore – con Dudi D’Agostini – del video Trèfle Backstage – La dimensione collettiva di un’opera d’arte. È curatore delle installazioni outdoor del PAV.
Workshop: Planetary Alternative Vision (2010)

 

Critical Art Ensemble

CAE Critical Art EnsembleFondato nel 1987 a Talahasse, Florida – USA, e composto da Steve Kurtz, Steven Barnes e Lucia Sommers, Critical Art Ensemble è un collettivo di artisti impegnati a esplorare le intersezioni tra arte, tecnologia, attivismo politico e teoria critica attraverso computer grafica, web design, film/video, fotografia e performance. Attivo da venticinque anni, il Critical Art Ensemble ha prodotto ed esposto una grande varietà di progetti, opere artistiche basate sugli interrogativi posti dall’informazione, la comunicazione e le bio-tecnologie, in luoghi diversi che vanno dalla strada al museo, sino a Internet. Il collettivo è stato invitato a esporre in importanti  istituzioni culturali internazionali, tra queste il Whitney Museum e il New Museum di New York, il Corcoran Museum di Washington DC e l’ICA di Londra. Non ultima, la loro partecipazione a dOCUMENTA (13) con la performance A Public Misery Message: A Temporary Monument to Global Economic Inequality e la postazione pubblica Winning Hearts and Minds/Be part of documenta(13).
Mostre: Internaturalità (2013), Vegetation as a political agent (2014)
Workshop: New Alliance (2011)

 

Giuliana Cunéaz

Giuliana CuneazNata ad Aosta nel 1959. Vive e lavora a Milano.
I lavori di Giuliana Cunéaz esplorano la struttura profonda delle cose, ciò che generalmente non si presenta visibile a una prima indagine visiva. L’impiego di strumentazioni proprie delle nanotecnologie diventa allora funzionale per l’artista per sottolineare microaspetti difficilmente percettibili a occhio nudo, poiché parlare di come noi vediamo il mondo e riconosciamo la natura significa abituare – come se dovessimo imparare una nuova lingua – l’occhio stesso a uno sguardo particolare, a una sorta di scienza dell’immagine.
Mostra: Greenhouse (Winter) (2009)

 

Etienne de France

Etienne De FranceNato a Parigi (F) nel 1984. Vive e lavora tra Parigi e Reykjavik.
Impiegando una vasta gamma di media (dal cinema alla fotografia, dalla performance alle installazioni), Etienne de France esplora in mondo interdisciplinare temi legati alla natura, al paesaggio, le scienze, l’architettura sperimentale e al mondo della comunicazione. I suoi lavori si pongono come letture metaforiche della società in cui viviamo, dando forma a mix di dati di realtà e finzione. L’artista stesso ama definire i suoi progetti delle “zone franche”, spazi in cui la narrazione si sviluppa con tutte le possibilità interpretative tipiche del racconto fantastico o del mockumentary.
Suoi lavori sono stati presentati in musei e festival internazionali, tra questi la National Gallery of Iceland di Reykjavik (2010), la Biennale di Thessaloniki in Grecia (2009), e il Visionsonic Festival di Parigi (2009).
Mostra: Tales of a Sea Cow (2012)

 

Brigitte de Malau

Brigitte De MalauNata nel 1954 a Parigi (F), dove vive e lavora.
Nella ricerca di Brigitte de Malau ricorre spesso la rilettura dei miti del passato, intesi come materia fresca e pulsante da tramandare oralmente. I suoi lavori si dispiegano dunque seguendo una sorta di racconto tipico del cantastorie, ma senza l’utilizzo esplicito della parola. Attratta dalle erbe cosiddette spontanee e al tempo stesso profonda conoscitrice delle tradizioni culinarie locali, De Malau realizza specie di erbari fuori dall’ordinario per la sperimentazione di ricette provenienti dalla storia più antica. I suoi interventi sono simili a delle lezioni sull’alimentazione in cui è possibile mescolare sapori afrodisiaci quanto ipnotici. Le sue performance diventano celebrazioni collettive intorno al cibo, dove i primi a rispondere allo stimolo alimentare non sono la vista, l’olfatto o il palato, ma l’intero corpo. Tra i suoi interventi più recenti: Les racines de l’amour presso il 104 di Parigi, 2012; e Amours froissées presso il Palazzo Soranzo Capello di Venezia, 2012.
Mostre: Internaturalità (2013), Show Food (2014)

 

Marta de Menezes

Marta De MenezesNata nel 1975 a Lisbona, dove vive e lavora.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti all’Università di Lisbona, consegue il Master in Storia dell’arte e teoria della percezione visiva all’Università di Oxford con il Professor Martin Kemp. Negli ultimi anni, in concomitanza con la preparazione del PHD in Arte e biologia all’Università di Leida (Olanda) ed esplorando l’interazione fra i due campi disciplinari, Marta de Menezes pone l’attenzione sulle infinite possibilità che la biologia moderna offre agli artisti in termini di espressività. La sua attività, che sperimenta dunque la materia organica come vero e proprio medium artistico, si sviluppa nei laboratori di ricerca. Se i materiali impiegati da De Menezes sono notoriamente il DNA, le proteine, le cellule e i batteri, la sua ricerca indaga i campi della rappresentazione, della comunicazione e dei problemi etici che le pratiche proprie del biotech inevitabilmente sollevano.
Mostra: Body Nature (2011)
Workshop: Coltivare Cutura (2011)

 

Emory Douglas

Emory Douglas

ph. Jos Wheeler

Nato nel 1943 a Grand Rapids, Michigan (USA); vive nella Bay Area.
Ministro della cultura del partito rivoluzionario delle Pantere Nere (dal 1967 fino al suo scioglimento negli anni Ottanta), Emory Douglas incarna a pieno titolo la figura dell’artista militante. La sua cifra stilistica, individuabile nell’eredità grafica e pittorica dei murales del Centro America, storicamente intesi quali veri e propri manifesti politici, ha avuto un ruolo di punta in molti numeri del giornale The Black Panthers fino a diventare, tra gli anni Sessanta e Settanta, un’icona delle lotte del partito afroamericano.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Emilio Fantin

Emilio FantinNato nel 1954 a Bassano del Grappa. Vive e lavora a Bologna.
Emilio Fantin crea spazi di partecipazione dove l’aspetto formativo si coniuga con quello artistico. Nei suoi lavori mette in rapporto l’arte con altri campi del sapere. Continua il suo lavoro di ricerca autonomamente o in collaborazione con altri organismi indipendenti e istituzionali.
Nel 2015 ha dato vita assieme a altri 4 amici, alla fondazione Lac o le Mon per la ricerca artistica.  Dal 2005 è docente al Politecnico di Milano, facoltà di Architettura.
Workshop: Assedio a λόγος (logos) 
Dynamica, gruppo di lavoro nomade (2016)

 

Ettore Favini

Ettore FaviniNato nel 1974 a Cremona, dove vive e lavora.
La ricerca di Favini è volta a esplorare il rapporto dell’uomo con la natura e lo scorrere del tempo. Registrando l’esistente come deposito di memorie individuali e condivise, i suoi lavori appaiono come visioni, cioè modi di avvicinarsi alla realtà che ci circonda. Le opere – realizzate utilizzando tecniche e materiali diversi – diventano materia processuale esse stesse. Dal momento che ogni intervento è aperto, sembra infatti costituire l’evoluzione, la crescita e la messa in discussione del precedente. Vissute dall’artista come una sorta di diario, le immagini evocate dai suoi lavori riassumono stati d’animo, impressioni e situazioni, suggerendo allo spettatore paesaggi fisici e mentali.
Tra le sue ultime partecipazioni internazionali si segnala Hidden Places and Identities, evento collaterale di Manifesta, Genk, 2012.
Mostre: La Verde Utopia (2010), The Sun behind the Clouds (2012)

 

Fernando García-Dory

Fernando Garcia-DoryNato nel 1978 a Madrid. Vive e lavora tra Berlino e Madrid.
Ha studiato Belle Arti e Sociologia Rurale a Madrid e Amsterdam e sta sviluppando un dottorato in Agroecologia. Spinto dalla convinzione che l’arte non debba essere solo una “azione reattiva”, García-Dory si muove nel campo dell’arte socialmente impegnata, in un movimento che collega l’arte e l’ecologia. Attraverso i suoi progetti indaga l’odierno rapporto cultura-natura, nell’ambito di contesti rurali e in connessione con aspetti di identità, crisi, utopia e cambiamento sociale. Interessato alla complessità armonica di forme e processi biologici, la sua opera attiva collegamenti e cooperazione ed esplora, con diversi linguaggi artistici anche tradizionali come il disegno, sistemi che vanno dai micro organismi alle forme sociali di collaborazione sviluppate in progetti agro-ecosistemici. Tra le partecipazioni: Vivre(s), Domaine de Chamarande, Parigi, 2014; Fundacion Tapies Barcelona, 2014; dOCUMENTA (13), Kassel, 2012; Museo Reina Sofía, Madrid, 2010; Tate Britain, Londra, 2010.
Mostre: Vegetation as a political agent (2014), Grow It Yourself (2015)
Workshop: Al di là della botanica e la terra promessa (2014)

 

Agostino Ferrari

Agostino FerrariNato nel 1938 a Milano, dove vive e lavora.
Di formazione scientifica, Ferrari si dedica alla pittura nel 1959, anno in cui conosce Remo Brindisi, pittore con cui inizia una lunga collaborazione. Nella sua pittura egli tende a tracciare segni e scritture “per fermare se stesso su una pagina”, piuttosto che per rappresentare qualcosa. Nel suo lavoro il segno si trasforma in vera e propria scrittura non significante, una grafia policroma e dinamica che, da mezzo di comunicazione codificato, trova il proprio valore nella sua stessa funzione visiva di pura forma. Nel 1995 partecipa alla serie di quattro mostre dedicate al gruppo del Cenobio presso Palazzo Martinengo a Brescia, la Galleria Peccolo di Livorno e Artestudio di Milano. Nel 2005 Ferrari è tra gli artisti invitati alla Quadriennale  di  Roma. Nel 2011 la Fundación Cultural Frax di Alicante gli dedica la prima antologica in Spagna.
Mostra: Internaturalità (2013)
Workshop: Segni d’incontro (2013)

 

Frame Works Collective

Frame WorksAmit Mahanti (1978, Shillong) e Ruchika Negi (1979, Bangalore). Vivono e lavorano a New Delhi.
Il gruppo, costituito da Amit Mahanti (filmmaker e ricercatore indipendente) e Ruchika Negi (sociologa e ricercatrice), lavora nel largo spettro disciplinare definito “Ecologia umana”, vale a dire quando l’indagine non è rivolta esclusivamente all’ambiente e alla sua preservazione, ma in un contesto più ampio anche in riferimento alle azioni dell’essere umano sulla natura e viceversa, secondo una prospettiva interdisciplinare. In particolar modo, nei loro video, corti e documentari, o anche installazioni, i due artisti esplorano la questione della distribuzione delle risorse, dell’equità e dell’accessibilità ai cosiddetti beni primari (cibo e acqua), e del rapporto tra lavoro, sfruttamento e sua rappresentazione cinematografica. Mahanti e Negi riflettono dunque sulle dicotomie relative all’accesso/eccesso, al guadagno/perdita, al potere/controllo dei beni comuni come della negoziazione tra essere umani. Senza esprimere apprezzamenti e giudizi, i due artisti operano in modo orizzontale e aperto, interrogando e sollevando domande piuttosto che suggerire risposte. Oltre alla residenza Resò, Torino, 2013, Frame Works vanta partecipazioni a numerosi film festival in India e all’estero, tra questi In Context: Public presso KHOJ di New Delhi, 2012, e la rassegna-concorso presso il Beursschouwburg di Bruxelles, 2013.
Mostra: Sic Vos Non Vobis (2014)

 

Futurefarmers

Nel gruppo Futurefarmers confluiscono differenti professionalità (artisti, ricercatori, designers, architetti, scienziati ed agricoltori), unite dall’intenzione di portare avanti un lavoro capace di rappresentare e nondimeno incidere sugli spazi che ci circondano. Fondato nel 1995, l’originario studio di design funge da piattaforma per la creazione di progetti artistici, un programma di residenze e gli interessi di ricerca del gruppo. Il lavoro di Futurefarmers spesso fornisce strumenti giocosi per acquisire punti di vista interni a precisi campi d’inchiesta, non solo per immaginare, bensì per parteciparvi attivamente e inaugurare un cambiamento che agisca sugli spazi delle nostre vite. Collettivamente, il gruppo insegna nei corsi di laurea in Arti Visive del Californi College of the Arts di San Francisco, il Mills College di Oakland e nei master congiunti di arte ed ingegneria della Standford University.
Mostra: Grow It Yourself (2015)

 

Andreas Gedin

Andreas GedinNato nel 1958 a Lidingo – S. Vive e lavora a Stoccolma.
Attraverso performance, interventi relazionali e ambientali, la ricerca di Andreas Gedin indaga il linguaggio e la forza persuasiva e seduttiva delle pratiche della comunicazione. Il vocabolario a cui ricorre l’artista è costituito principalmente da giochi di parole, citazioni e modi dire che formano brevi statement, dichiarazioni interpretabili intese come urgenze comunicative. Gli interrogativi posti da Gedin, al pari di scritte pubblicitarie, prendono forma in esterno in luoghi pubblici, spiazzi e – anche in forma di tour – soprattutto in giardini, poiché, attraverso la messa a dimora di semi e bulbi, è la natura uno degli attori principali del processo creativo messo in atto. Con la crescita e lo sbocciare dei primi fiori l’elemento culturale e quello naturale, il concetto e la pratica, si fondono.
Workshop: Taking Over (2010)

 

Piero Gilardi

Piero GilardiNato nel 1942 a Torino, dove vive e lavora.
Piero Gilardi è protagonista indiscusso delle nuove tendenze artistiche, soprattutto in termini di elaborazione teorica, già a partire dalla fine degli anni Sessanta. Dall’Arte Povera alla Land Art, sino all’Arte del vivente, la ricerca di Gilardi è rivolta all’analisi e alla pratica della congiunzione Arte-Vita. Come militante politico è animatore di numerose esperienze collettive nelle periferie urbane e in diversi paesi: in Nicaragua, nelle riserve indiane americane e in Africa.
Attraverso i Tappeti natura, a partire dagli anni Sessanta, l’artista propone una personale rielaborazione del concetto di natura che si confronta con la storia, il presente in divenire, lo spazio e il tempo in progress della vita. Nel corso degli ultimi anni, parallelamente a un’intesa attività associativa internazionale (Ars Technica e Arslab), ha sviluppato una serie di installazioni interattive multimediali. Nel PAV – Parco Arte Vivente di Torino, di cui è direttore artistico, si compendiano tutte le sue esperienze relative al mutamento della natura e dell’arte in senso relazionale. Tra le sue ultime esposizioni si segnala Collaborative effects, personale al Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea (2012), al Van Abbemuseum di Eindhoven (2012) e al Nottingham Contemporary di Nottingham (2013).
Mostre: Ecosoft Art (2008), Diverse Forme Bellissime (2010), Piero Gilardi Recent Works 2008-2013 (2013), Internaturalità (2013), Vegetation as a political agent (2014), Grow It Yourself (2015), Earthrise (2015)
Workshop: Progettare con il vivente (2010), Noi che prendiamo il sole al PAV (2011), Noi come animali (2012), Il fascino immobilizzante del potere e lo sguardo indiretto (2013)

 

Gioberto Noro

(Sergio Gioberto, 1952, Torino; Marilena Noro, 1961, Rosta. Vivono e lavorano a Torino)
La fotografia, medium oggetto della loro indagine, è vista sia come peculiare espressione dell’alienazione dell’Occidente, sia come possibilità di recupero della realtà fisica.
I due artisti operano facendo dialogare il selvatico con il domestico, il caos con l’ordine, l’orientamento con il disorientamento, l’aleatorio con il concreto. Confronto dialettico come anima della realtà. Durante la loro formazione entrano in contatto con il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowski, il Living Theatre di Julian Beck, il Metodo Strasberg di Lee Strasberg, il Ballett Frankfurt di William Forsythe, il Metodo Feuerstein di Reuven Feuerestein.Tra le personali più recenti: Aperture, 2016, Alberto Peola Torino; Transizioni di fase, 2015, PAV Torino; Elogio della nuvola, 2013 Alberto Peola Torino e 2010 Alfonso Artiaco Napoli; Sguardi a Occidente, 2010 Alberto Peola Torino. Tra le partecipazioni: ARTEFIERA 40 Storia di una collezione, 2016 Mambo Bologna, Proportio, 2015 Palazzo Fortuny Venezia; Scenario di terra, 2014 Mart Rovereto; Senza rete, 2011, Loft project ETAGI St.Petersburg.
Mostra: Transizioni di Fase (2015)

 

Dominique Gonzalez-Foerster

Dominique Gonzalez-FoersterNata nel 1965 a Strasburgo. Vive e lavora a Parigi.
Spesso percorribili, i suoi progetti delineano una ricerca eclettica che abbraccia diverse discipline, quali il cinema, la letteratura, la musica e la scienza.
Dominique Gonzalez-Foerster indaga principalmente gli ambienti, luoghi domestici (Chambres) o esterni come parchi, edifici, e porzioni di città, tutti intesi come ritratti dello spazio. Ripresi in numerosi film a 35mm e video, gli ambienti da lei esplorati riportano alle immagini-ricordo dei suoi viaggi dedicati alla rilettura dell’urbanizzazione delle grandi metropoli moderniste. Con una forte propensione all’architettura, e avvalendosi delle più varie collaborazioni con musicisti e architetti, l’artista progetta inoltre spazi pubblici e privati in cui prevale una dimensione intima legata a dei paesaggi mentali, del ricordo e della memoria. Nell’ambito del progetto Unilever della Tate Modern di Londra, l’artista è intervenuta nello spazio della Turbine Hall.
Nel 2006 Dominique Gonzalez-Foerster dona al PAV Trèfle, prima installazione ambientale realizzata nel parco.

 

Green ON – Science and Art Ensemble

GreenOnFondato a Torino nel 2011, Green ON è un collettivo di scienziati ed artisti che utilizza un approccio multidisciplinare per esplorare i confini tra arte, biotecnologia, musica e tecnologia. Il collettivo nasce dall’esperienza maturata con i progetti di NanoArt, culminati con la collaborazione con Mimmo Paladino nella realizzazione dell’opera micrometrica Che Sale, e si focalizza nell’esplorazione del mondo naturale attraverso l’uso della sound-art e dei processi di sonificazione, intravedendo nella percettualizzazione il futuro della comunicazione dei dati.
Nel 2012 il collettivo è stato chiamato a presentare i propri lavori in installazioni e conferenze presso musei e festival nazionali ed internazionali, tra cui Supersonix presso l’Imperial College of London (GB), il Robot Festival presso il Palazzo Re Enzo a Bologna ed il Festival del Verde e del Paesaggio, Auditorium della Musica a Roma.
Workshop: The Sound of Science (2012)

 

Henrik Håkansson

Henrik Hakansson

ph. Magnus Gotander

Nato nel 1968 a Helsinborg (S); vive e lavora tra la Svezia e Berlino.
Frutto di un approccio interdisciplinare di matrice naturalista, i progetti di Håkansson combinano interessi trasversali di carattere biologico, antropologico ed estetico. L’osservazione attenta dei ritmi di vita naturali, lo studio delle piante e degli animali, costituiscono la base scientifica di una riflessione più ampia sulle possibili forme di relazione tra l’uomo e la natura. Tra le partecipazioni internazionali si segnalano: la Biennale di Berlino (2001); 50ma Biennale di Venezia (2003) nell’ambito di Utopia Station, a cura di Hans Ulrich Obrist; La Biennale di São Paulo (2004); la Triennale di Yokohama (2011). Tra le mostre personali si ricordano quelle alla Kunsthalle di Basilea – CH (1999), al Wiener Secession di Vienna – A (2002), al De Appel di Amsterdam – NL (2003), al Moderna Museet dell’House of the Nobility di Stoccolma – S (2003); al Dunkers kulturhus di Helsingborg  – S(2004); al Palais de Tokyo di Parigi – F (2006); e al Museo Tamayo di Città del Messico – MEX (2008). Ha infine rappresentato il padiglione svedese alla 47ma Biennale di Venezia (1997).
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Daniel Halter

Daniel HalterNato nel 1977 a Harare (Zimbabwe). Vive e lavora a Città del Capo.
Originario dello Zimbabwe, emigrato con la famiglia nel vicino Sud Africa a causa dei conflitti che hanno portato alla fuga i discendenti europei dell’ex colonia britannica, compie gli studi in Belle Arti presso l’Università di Città del Capo. Halter, profondamente toccato dai fatti vissuti nel suo Stato d’origine (ex Rhodesia), indaga con medium diversi i temi della convivenza e della migrazione attraverso opere che propongono riflessioni sul significato dell’esodo e della politica post-colonialista. Le sue mostre personali includono Take Me to Your Leader, João Ferreira Gallery, Città del Capo, 2006; Never say Never, Derbylius Gallery, Milano, 2008; Double Entry, 2010 e The Truth Lies Here, 2012, Whatiftheworld Gallery, Città del Capo. Tra le collettive si segnalano le partecipazioni alla XVI e XVII edizione di VideoBrasil, San Paolo, 2007 e 2011; X Biennale dell’Havana, 2009; Biennale di Dakar, 2010; Earth Matters: Land as Material and Metaphor in the Arts of Africa, Museo Nazionale di Arte Africana – Smithsonian Institute, Washington, 2013. Ha partecipato a diversi programmi di residenza, tra questi Zurigo, Rio de Janeiro, Dufftown in Scozia e Torino.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)
Workshop: Space Invaders (2014)

 

He-He

He-He

ph. Simon Finlay

Helen Evans (1972), Welwyn Garden City, England; e Heiko Hansen (1970), Pinneburg, Germania. Vivono e lavorano a Parigi.
I lavori del duo anglo-tedesco appaiono come raffinati marchingegni pronti all’esplosione. Sorta di trappole a orologeria, le loro installazioni si impongono nell’ambito del reale e agiscono come elementi spiazzanti di disturbo. La loro ricerca si pone dunque come ripensamento critico dei sistemi tecnologici, anche in piccola scala, che ci circondano e a cui ricorriamo quotidianamente con distrazione. Recuperando elementi domestici, ma propri anche del mondo del teatro, della meccanica e del design, gli artisti coinvolgono il pubblico grazie ad accorgimenti scenici. Al di là dell’aspetto ludico, le loro opere, ma anche le perfomance e gli interventi relazionali, sono concepiti come sistemi di comprensione dei fenomeni naturali e delle emissioni antropiche e sono spesso il frutto della collaborazione avviata con professionisti e specialisti di altre discipline, dall’ingegneria nucleare a esperti di dinamica dei fluidi.
Tra le numerose partecipazioni internazionali si segnalano Air de Paris al Centre George Pompidou di Parigi (2007), il progetto Champs d’ozone presentato al NAMOC (National Art Museum of China) nell’ambito della Triennale New Media Art di Pechino (2011), e il prestigioso Premio Ars Electronica di Linz (2011).
Mostra: The Sun behind the Clouds (2012)

 

Arnaud Hollard

Arnaud HollardNato nel 1980 a Grenoble (F). Vive e lavora a Parigi (F).
Spostando continuamente il limite e il confine del proprio ambito di ricerca – dall’architettura all’antropologia, sino al sound-design – Arnaud Hollard realizza installazioni a partire da motivazioni private, culturali e sociali che riflettono l’attualità del nostro tempo. Egli disegna e predispone, attraverso un’ampia varietà di mezzi e di strumenti, apparati di forme di relazione rivolti a esplorare la percezione sensoriale nella dimensione quotidiana. Veri esercizi di pratica della memoria, i lavori di Hollard invitano all’ascolto di ciò che normalmente è nascosto nella relazione tra realtà fenomenica e percettiva.
Mostra: Private Garden (2011)

 

Adelita Husni-Bey

Adelita Husni-BeyNata a New York nel 1985. Vive e lavora tra Londra e Milano.
Artista e ricercatrice, i suoi lavori indagano l’autonomia, le micro-utopie, la territorialità, la memoria collettiva, il dissenso e il controllo, la pedagogia anarchica e le freeschool. L’indagine sociologica e ambientale di Adelita Husny-Bey è inoltre spesso legata alle possibilità di interpretazione di strutture base, come una tenda nel caso del treesitting, le quali da prototipi di unità abitative provvisorie diventano forme architettoniche praticabili per uno stile di vita sostenibile. Interessata all’archivio, inteso come mezzo e fine della propria ricerca, l’artista colleziona e conserva oggetti, ritagli di giornali e vecchi ciclostili per la costruzione di un personale archivio su pratiche e movimenti indipendenti e autogestiti. Tra le sue mostre figurano Meeting Points 7 – Ten Thousand Wiles and a Hudred Thousand Tricks, a cura di WHW, MuHKA Museum di Anversa, 2013; The Sea is my Land, Maxxi, Roma 2013; TRACK, A Contemporary City Conversation presso lo SMAK di Gent, 2012; Playing Truant, Gaswork, Londra  2012/13.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Norma Jeane

1962, Los Angeles (USA)
L’attività di Norma Jeane si sviluppa in primo luogo intorno al tema dell’identità, come già esplicitato nella scelta del nome d’arte. Attraverso l’acquisizione di un’identità contemporaneamente molteplice e collettiva, l’artista infrange il confine che lo separa dal pubblico e sviluppa un dialogo senza soluzione di continuità con le diverse figure coinvolte nella realizzazione del progetto. Nei suoi interventi, riconducibili a una sorta di happening, l’artista mette in discussione le strategie produttive di lavoro del mondo globalizzato, le ricadute dell’economia attuale sull’ambiente e, non ultimo, gli squilibri nella distribuzione delle risorse mondiali dove il surplus-profitto è solitamente riservato a pochi a scapito di molti. Nel 2000 Norma Jeane è stata vincitrice della borsa di studio per giovani artisti Italian Studio Program presso PS1-MoMA; ha partecipato alla mostra Illuminazioni nell’ambito della 54a Biennale di Venezia, 2011.
Mostre: Internaturalità (2013), Show Food (2014)
Workshop: Methodology of Squandering (2012)

 

Eduardo Kac

Eduardo KacNato nel 1962 a Rio de Janeiro (Brasile). Vive e lavora tra Chicago (USA) e Parigi (F).
La ricerca di Eduardo Kac indaga gli aspetti cognitivi, biologici e sociali alla base della comunicazione e messi in atto per la costruzione di nuovi dialoghi. Dalla metà degli anni Ottanta Kac è il pioniere della Holopoetry e della Telepresence Art, due metodi sperimentali di creazione: la prima raggiunta attraverso il mezzo olografico derivato dalla Digital poetry, organizzando il testo in uno spazio tridimensionale svincolato dai limiti imposti dalla tradizionale scrittura, e la seconda realizzata attraverso il dialogo e l’interazione di interfacce tecnologiche tra uomo-robot-animale. Alla fine degli anni Novanta, con la definizione di Bio-arte e la nascita dell’Arte transgenica – termini coniati dall’artista – Kac inizia a creare opere viventi avvalendosi dell’applicazione dei principi e delle tecniche proprie delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica. Manipolando il genoma per la creazione di organismi unici, Kac dà vita a GFB Bunny, la nota e discussa coniglia fluorescente di nome Alba; e nell’ambito della serie The Natural History of the Enigma, Edunia, esperimento di ibridazione del DNA umano con un vegetale.
Mostra e workshop: Living Works (2011)

 

Marguerite Kahrl

Marguerite KahrlNata nel 1966 a Beverly, Massachusetts (USA); vive e lavora a Ivrea dal 2002.
Artista e designer, ha vent’anni di esperienza nell’ambito del design, applicato ai principi della filosofia della Permacultura, legata a progetti artistici in ambito sociale e ambientale. Con le sue sculture stimola l’impegno sociale, ma con un approccio ludico, con la manipolazione di simboli, metafore e differenti media. Il suo lavoro è stato esposto in mostre internazionali, Savages Ningbo in China e a Torino, 2014. Seeds of Winterslag (SOW), Manifesta 9, Genk, Belgio, 2012, Common Ground: Projects for the Lagoon, alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, 2010, the Museum of Contemporary Art, Tucson, Arizona, 2010, Boulder Museum of Contemporary Art, Colorado, 2007 e Disegni alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2004.
Tra i premi e le residenze: Joan Mitchell Foundation Grant, residenza al Santa Fe Art Institute e il Sue and John Diekman Fellowship per il Djerassi Resident Artists Program in California. Il suo lavoro è stato selezionato per una acquisizione alla Galleria d’Arte Moderna di Torino.
Workshop: Wild energies: vento, fuoco e persone in movimento, con Marjetica Potrč (2015)

 

Ugo La Pietra

Ugo La PietraNato nel 1938 a Bussi sul Tirino (PE). Vive e lavora a Milano.
Architetto, artista, designer e teorico italiano. Attivo fin dagli anni Sessanta nella ricerca per la definizione di equilibrati rapporti tra uomo e ambiente, ha fondato e fatto parte di gruppi d’avanguardia, quali quello del Cenobio, del Design Radicale e della Global Tools. In tali ambiti d’indagine ha organizzato numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui molte personali, trasferendo le principali riflessioni teoriche in importanti scritti. Oltre a svolgere una intensa attività didattica presso università e istituti superiori italiani e stranieri, ha diretto le riviste In (1971-74), Progettare in più (1973-74), Brera flash e Fascicolo (1976-79) e, dal 2000, Artigianato tra arte e design, mentre nel 1980 è stato redattore della rivista Domus. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra i quali il Compasso d’oro nel 1979. Come designer, numerose le sue collaborazioni con aziende italiane (Arosio Viscardi, Gruppo industriale Busnelli, Poggi, Sellaro e Zanotta fra le principali). Nel 2008 si è tenuta una importante mostra retrospettiva delle sue opere alla Fondazione Mudima di Milano, mentre nel 2014 presso il Triennale Design Museum di Milano è stata allestita un’esposizione monografica sul lavoro di L. dal 1960, dal titolo Progetto disequilibrante.
Mostra: Earthrise (2015)

 

Laurent Le Deunff

Laurent Le Deunff

ph. Inrocks

Nato nel 1977 a Bordeaux (F), dove vive e lavora.
Il lavoro di Le Deunff si basa essenzialmente sulla scultura e il disegno, una scultura in un certo senso di tipo tradizionale che include legno, gesso, materiali naturali o anche metallo, in ogni caso tutti lavorati come veri e propri manufatti. Le forme a cui l’artista dà vita sembrano ricordare dei totem primitivi e ripercorrono gli immaginari tipici della foresta (dalla civetta a mammiferi sconosciuti e fantastici). Le figure a tuttotondo, spesso inserite in ambienti naturali e boschi, a volte traggono ispirazione anche dalle “architetture” costruite dai roditori o dagli insetti, spostando in questo modo la sua ricerca verso uno studio del mondo animale più vicino all’etologia. Tra le sue mostre si ricordano le personali presso il FRAC Bassa-Normandia, Caen (2012); la Semiose Galerie di Parigi (2011); Galerie ACDC di Bordeaux (2010); e Totems, 44°50’54N / 0°34’19W presso il CAPC, Musée d’art contemporain di Bordeaux (2007), a cura di Charlotte Laubard.
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Filippo Leonardi

Filippo LeonardiNato a Catania nel 1970. Vive e lavora tra Catania e Torino.
Dal 2002, esplorando il concetto di identità (personale, culturale e geografica), Leonardi mette a punto una serie di installazioni e sculture come Super-eroi, sviluppato all’interno di Big social game, Biennale Internazionale Arte Giovane di Torino, e Brixen, nell’ambito di Arte in festa a Bressanone. Tra il 2004 e il 2005 collabora con il Centro internazionale di danza e coreografia contemporanea Scenario Pubblico di Catania, realizzando Inesattezza e Objet Sans Titre, progetti che vedono la partecipazione di coreografi e musicisti internazionali. Nel 2007 l’artista crea Senza ragione, ciclo di lavori che nasce da una riflessione sull’utilizzo della ragione anche del mondo cosiddetto non-umano, realizzando installazioni dal taglio bio-politico con l’impiego di organismi viventi. Nel 2010 Leonardi dà vita a Colombaia, work in progress nato per mettere in comunicazione due luoghi utilizzando una coppia di colombi viaggiatori. Presentato a Catania per la prima volta nel 2012, nel 2013 il progetto diventa Pigeon in residence anche a Milano, Torino, Trento, Agrigento e Roma.
Mostre: Greenhouse (Winter)(2009), Internaturalità (2013)
Workshop: Idee pericolose (2009)

 

Emmanuel Louisgrand

Emmanuel LouisgrandNato nel 1969 a St. Etienne, dove vive e lavora.
Presente al PAV Parco Arte Vivente di Torino dal 2009, Emmanuel Louisgrand sviluppa la creazione di opere vegetali perenni, una sorta di laboratorio a cielo aperto, in costante evoluzione. Non interessato a interventi estemporanei ed effimeri, l’artista e giardiniere dà solitamente vita a solide forme a metà tra scultura e architettura. I suoi lavori sono però intesi più come operazioni nello spazio pubblico che semplici installazioni compiute e finite. Cercando di suscitare costantemente la curiosità dei visitatori attraverso attività relazionali ‐ come ad esempio nei suoi Giardini operai a Lione ‐ Louisgrand riflette sull’idea di cambiamento dello spazio pubblico, di siti trasformati in opere d’arte che possono offrire lo spettacolo di una lenta metamorfosi del luogo in divenire. Oltre al lavoro permanente installato a Torino, l’artista è intervenuto in molti spazi pubblici, come a Saint‐Etienne, Lione, Roanne, Annecy, l’Isle d’Abeau, Saint‐Paul Trois Châteaux, Caen e Dakar.
Mostra: Village Green (2009)
Workshop: Disegnare il giardino (2010), Lexique du Jardinier_istruzioni per l’uso (2014)

 

Nja Mahdaoui

Nja MahdaouiNato nel 1937 a Tunisi, dove vive e lavora.
Formatosi negli anni ‘60 all’Accademia di Sant’Andrea a Roma e all’Ecole du Louvre (Dipartimento di Antichità Orientali) di Parigi, prosegue la sua formazione e pare della sua carriera in Francia. Pittore e calligrafo, nella sua pittura egli evidenzia l’impatto visivo della composizione, sempre di grande formato, conferendo agli elementi scritti e codificati un significato che va al di là del riferimento testuale a cui essi paiono alludere. Egli parla dei suoi dipinti come “calligrammi” o “coreografie di lettere”. Mahdaoui ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi internazionali. È inoltre membro del comitato di giuria internazionale del Premio UNESCO per la Promozione delle Arti. In qualità di relatore è spesso invitato a partecipare a seminari in diverse università, in Tunisia e in Medio Oriente, come l’American University di Sharjah e di Dubai.
Mostra: Internaturalità (2013)
Workshop: Segni d’incontro (2013)

 

Luigi Mainolfi

Luigi MainolfiNato a Rotondi (AV) nel 1948; vive e lavora a Torino.
La ricerca di Mainolfi è da sempre tesa alla riflessione e al ripensamento del linguaggio scultoreo. Il suo è un atteggiamento di rilettura del “fare scultura” che trova radici nell’antitradizionalismo formale e materico di tutto il secondo Novecento, manifestandosi pienamente nel Minimalismo. Pur essendo un artista che alla scultura associa la fatica della forgiatura e la maestria tipica dell’officina, Mainolfi si definisce a tutti gli effetti uno scultore che “disegna” con il bronzo, ferro, terracotta, gesso, legno e pietra lavica. Le sue opere sono infatti disegni tridimensionali e, anche se il modulo geometrico su cui si basano potrebbe apparire un’astrazione, di fatto non è che la dimostrazione della necessità tattile che spinge costantemente l’artista a costruire materialmente le sue fantasie dando forma alle idee impresse sulla carta. È presente in importanti mostre e rassegne in Italia e all’Estero.
Il PAV ospita nel parco l’opera Tre quarti di sfera con coda.

 

Dacia Manto

Dacia MantoNata a Milano nel 1973. Vive e lavora tra Milano e Bologna.
I lavori di Dacia Manto sono osservatori strutturali e poetici della natura. Nelle installazioni si svelano le combinazioni possibili della materia e degli spazi indagati: geografie e mappature, reali e immaginarie, ricostruite accostando elementi organici e artificiali. Semi, aculei di istrice, rami, ma anche frammenti di vetro, spugne e scarti domestici compongono opere delicate, strutture fossili instabili ed evanescenti dello spazio erette per il tempo. Anche i disegni, che spesso costituiscono la materia animata dei suoi video, sono il risultato di una stratificazione di segni che cresce, muta e si evolve al pari di un essere vivente, mostrando la tensione a riempire un vuoto. Precarie e non definite, le opere di Dacia Manto sono testimoni dell’inafferrabilità dell’ambiente, della difficoltà di restituirne topograficamente la complessità fisica, spaziale ed emotiva.
Mostra: Private Garden (2011)

 

Francesco Mariotti

Francesco MariottiNato a Berna (CH) nel 1943. Vive e lavora tra Zurigo e Lima.
A partire dagli anni Sessanta la sua ricerca si sviluppa impiegando diversi mezzi e pratiche espressive, dal video alla performance, dall’installazione alle nuove tecnologie. Sempre caratterizzati da un forte impegno politico e sociale, i suoi interventi, presentati anche a Documenta di Kassel e in diverse Biennali, mirano alla ricostruzione e all’analisi puntuale di precise realtà geografiche, dei loro habitat intesi come ecosistemi strutturati e regolamentati autonomamente.
Dalla realizzazione dei suoi Giardini ibridi, complesse installazioni sui miti latinoamericani, l’artista, che ha vissuto molti anni in Perù, è impegnato da circa 15 anni, in collaborazione con un team composto da artisti, biologi e urbanisti, in interventi di riforestazione urbana finalizzati alla costruzione di giardini per le lucciole in Austria, Germania, Francia e Italia.
A Torino, nel Piazzale Valdo Fusi vicino alla sede temporanea del PAV, Mariotti ha realizzato l’installazione ambientale temporanea Immigration (2007).
Mostra: Living Material (2007)

 

Francesco Monico

Francesco MonicoNato a Venezia nel 1968. Vive e lavora a Milano.
Si occupa inizialmente di televisione. Regista e autore per Rai e Mediaset. Direttore del palinsesto di Sei Milano, a Fabrica di occupa di media e new media. Lavora ad Orchestra Inferentia-DNM sulla ricerca e sviluppo della tv interattiva. Nel 1997 inizia a insegnare Teoria e Metodo dei Mass Media. Dopo i 30 anni, nel 2002 progetta e fonda la Scuola di Media Design & Arti Multimediali presso la NABA di Milano, nel 2005 idea e fonda il programma di ricerca dottorale internazionale PhD M-Node Planetary Collegium, che ottiene il riconoscimento internazionale World Universities Forum Award come miglior innovazione nell’alta formazione. Nel 2010 progetta e fonda la Laurea Specialistica in Film & New Media a completamento del progetto di alta formazione in Nuove Tecnologie per l’Arte della NABA di Milano. La Scuola ottiene il riconoscimento completo del MIUR, mentre gli studenti sono selezionati a concorsi di livello nazionale e internazionale. Svolge attività di Open Research. Scrive vari contributi per testate e quotidiani nazionali, si è occupato di media e new media per l’Italy Daily dell’International Herald Tribune. Ha scritto libri e saggi su televisione, nuovi media e new media art, e organizzato diversi convegni internazionali di arte contemporanea, tecnologia e cultura.
Mostra: Diverse forme bellissime (2011)

 

Juliana Mori

Juliana MoriNata nel 1978 a San Paolo (BR), dove vive e lavora.
La ricerca di Juliana Mori rivolge sempre uno sguardo verso il paesaggio, frammento di mondo osservato attraverso l’ampio spettro di possibilità – in termini di relazione e abitabilità – che le città contemporanee offrono. Nelle videoinstallazioni interattive, le immagini degli orizzonti proposti da Mori si declinano in complesse composizioni digitali attivate dai visitatori. Natura e artificio si mescolano attraverso un processo di astrazione sospeso tra la rappresentazione del paesaggio e le sue possibili interpretazioni e connessioni antropologiche.
Mostra: Private Garden (2011)

 

Myvillages

MyvillagesMyvillages è un’iniziativa artistica internazionale fondata da Kathrin Böhm(Ger/UK), Wapke Feenstra (NL) and Antje Schiffers (D) nel 2003.
L’interesse primario del gruppo è l’ambiente rurale in quanto spazio di produzione culturale nel quale si evolve la relazione con pratiche più tipicamente urbane, diverse geografie e realtà. Le finalità collettive di Myvillages scaturiscono dalla natura contestuale delle specifiche pratiche individuali di ciascun membro e dal comune retroscena biografico: tutti, infatti, provengono da piccoli villaggi. Le attività di Myvillages spaziano da presentazioni informali su piccola scala a progetti di ricerca collaborativa a lungo termine, dal lavoro in spazi privati a conferenze aperte, dalle mostre alle pubblicazioni, dalle questioni personali al dibattito pubblico.
Mostra: Grow It Yourself (2015), Libera Scuola del Giardino (2016)
Workshop: Libera Scuola del Giardino (2016)

 

Dario Neira

Dario NeiraNato nel 1963 a Torino, dove vive e lavora.
Attraverso la fotografia, il video e l’installazione, i lavori di Neira si articolano spesso intorno all’uso del linguaggio, alla messa a punto di parole e frasi che indagano l’essere umano e i suoi stati d’animo in una sorta di celebrazione testuale in cui confluiscono l’arte, la scienza e il sacro. Le biotecnologie sono per Neira un mezzo funzionale per esprimere delle idee, poiché solo in parte nelle sue opere il medium coincide con il soggetto dell’indagine. La medicina è, per sua formazione, il mondo che l’artista pratica e dal quale egli attinge per formulare enunciati; parole che, in lingua inglese, formano brevi statement, dichiarazioni intese come risposta a un’urgenza comunicativa a tutto ciò che soffoca inespresso nel corpo umano. Recuperando il sentimento, spesso nascosto e non svelato nella natura umana, Neira ricrea suggestioni, narrazioni e situazioni di un vissuto quotidiano al tempo stesso straordinario. Tra le numerose mostre si segnala la partecipazione alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia.
Mostre: Greenhouse (Winter)(2009), Body Nature(2011)
Workshop: From genesis to rivelation(2009)

 

Nooffice

NoOfficeFondato a Roma nel 2010 da Felice Gualtieri, Armando Mangone e Maria Luisa Priori, Nooffice è un laboratorio creativo dove la ricerca teorica e la pratica professionale legata all’architettura sono vissute in una condizione di nomadismo e di deriva.
Fondando la propria pratica sulla riscoperta della relazionalità umana, a cui si aggiunge la comunicazione in rete e l’ausilio di dispositivi tecnologici in un’idea di “surdimensionalità”, il collettivo dà vita a progetti di architettura sperimentale che cercano di coniugare l’umano con il naturale; nel tentativo, cioè, di superare una visione antropocentrica e autoreferenziale che identifica tradizionalmente l’uomo “come misura di tutto l’universo”.
Premio PAV 2011 con l’opera Corpo Vegetale.

 

Oaks Twins

Oaks TwinsI fratelli gemelli Ryan e Trevor Oakes (1982, Boulder, USA), hanno cominciato a esplorare le dinamiche della percezione visiva quando frequentavano la scuola elementare, proseguendo le loro ricerche alla Cooper Union’s School of Art di New York City. Dopo la laurea hanno continuato a indagare l’atto del  guardare e la percezione dello spazio e della profondità, inventando una nuova tecnica di disegno basata sulla visione binoculare.
Le loro opere sono esposte nelle collezioni permanenti del Field Museum, dello Spertus Museum di Chicago e alla New York Public Library. Nell’estate del 2009 hanno realizzato una grande scultura per il Millennium Park di Chicago, successivamente installata all’O’Hare International Airport. Hanno esposto i loro lavori e tenuto conferenze in tutti gli Stati Uniti e all’estero. Le loro mostre più recenti sono state ospitate dal museo di Palazzo Strozzi, a Firenze, e dalla  CUE Art Foundation di New York. Nell’autunno del 2011 hanno realizzato un progetto per il Getty Center di Los Angeles e nell’inverno del 2012  sono stati artisti residenti presso il Curtis R. Priem Experimental Media and Performing Arts Center (EMPAC) a Troy, New York.
Workshop: Hacking the Brain, nell’ambito della rassegna Giorno per Giorno (2012)

 

Officine Sintetiche

Progetto transnazionale di arti performative, visive e nuove tecnologie, nato nel 2006 da un’idea di Tatiana Mazali, Antonio Pizzo e Vanessa Vozzo, all’interno delle Facoltà di Scienze della Formazione, Politecnico di Torino – Ingegneria del Cinema dei Mezzi di Comunicazione, Servi di Scena Opusrt, in collaborazione con il CIRMA – Centro Interdipartimentale di Ricerca su Multimedia e Audiovisivo, DAMS – Virtual Reality & Multi Media Park con il sostegno della Camera di Commercio di Torino e Fondazione CRT. Il progetto è strutturato come una piattaforma in cui gli studenti possono sviluppare le professionalità nel settore dello spettacolo dal vivo e nelle arti digitali, rafforzandole sia in senso metodologico che artistico. Officine Sintetiche annualmente propone la sezione Officine Sintetiche Lab (OS LAB) che progetta e realizza in forma collettiva produzioni artistiche multimediali e interattive grazie a una reciprocità tra nuove professionalità come il teatro, video, arte visiva, performance, programmatori informatici e sistemi digitali. Nelle varie edizioni dell’OS LAB hanno seguito la direzione artistica: Marcel.lì Antunez Roca, 2007; KONIC THTR, 2008; Antonella Usai/NAD e Ali Zaidi/Motiroti, 2009.
Mostra: Show Food (2014)

 

Bonnie Ora Sherk

Bonnie Ora Sherk

ph. A Living Library

Nata nel 1951 a San Francisco, dove vive e lavora.
Personaggio poliedrico che incarna la figura dell’artista ambientalista e militante, Bonnie Ora Sherk è tra i fondatori di Crossroads Community/The Farm, primo esempio di Alternative Art Space negli Stati Uniti negli anni ’70. Realizzato su sette acri in prossimità di uno snodo di diversi cavalcavia dell’autostrada di San Francisco, The Farm è stato sin dall’inizio è stato a tutti gli effetti un ricovero per animali domestici e da allevamento che vivevano presso il Raw Egg Animal Theatre (TREAT). The Farm includeva anche una scuola materna nella quale erano programmate performance, danza e altre attività teatrali intorno a tematiche ecologiche, tutte volte al coinvolgimento e alla partecipazione delle comunità locali prossime all’area. Dagli anni Ottanta Sherk ha proseguito l’esperienza di The Farm attraverso collaborazioni con architetti, ingegneri e docenti, per la realizzazione di Living Libraries diffuse (ALL), biblioteche viventi intorno ai temi della diversità culturale e ecologica. Si tratta di laboratori pubblici di apprendimento esperienziale che sottolineano e palesano le relazioni esistenti tra i sistemi biologici, culturali e tecnologici.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Lucy e Jorge Orta

Lucy e Jorge Orta

ph. Studio Orta

1966, Sutton Coldfield – UK; 1953, Rosario (RA), vivono e lavorano a Parigi (F).
La loro ricerca, iniziata come duo artistico nel 1991, si esprime attraverso una vasta gamma di media: design scultura, installazione, assemblaggio di oggetti e abiti, pittura, serigrafia e performance. Nei loro lavori Lucy e Jorge Orta cercano di trasferire l’essenza del mondo naturale esplorato mostrando il valore che ogni habitat indagato ha nella nostra vita quotidiana (dall’Antartide all’Amazonia). Non ultimo, nella loro indagine è centrale la messa a punto di pratiche collettive che possono sensibilizzare i partecipanti a nuovi modelli eco-sostenibili. Nel 2007 il duo sposta lo Studio Orta presso Les Moulins, nei pressi di Parigi, divenendo un centro di ricerca no-profit rivolto alla messa a punto di laboratori e residenze interdisciplinari per artisti, con la finalità di promuovere la creazione di progetti sperimentali in situ. Vantano numerosi inviti a mostre personali e manifestazioni internazionali: The Curve alla Barbican Gallery di Londra – UK (2005); OrtaWater presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2005) e al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam – NL (2006); Antarctica, Biennial of the End of the World, Ushuaia, Penisola Antartica (2007) e presso l’Hangar Bicocca di Milano (2008); Amazonia, Natural History Museum di Londra – UK (2010).
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Amilcar Packer

Amilcar PackerNato nel 1974 a Santiago de Chile. Vive a San Paolo.
È laureato in Filosofia all’Universita` di San Paolo del Brasile e ha in seguito frequentato il Master in Psicologia Clinica presso il Centro per lo Studio della Soggettivita` dell’Universita` PUC. Per Packer, le pratiche artistiche indicano la possibilita` di un rinnovamento e d’invenzione di nuove modalita`di comportamento, soggettivazione e resistenza in grado di proporsi come alternativa alle strutture storiche, politiche e sociali egemoni e ai discorsi dominanti che determinano la vita degli individui attraverso modelli precostituiti. Nella sua pratica ha sviluppato azioni e performance, documentate in fotografie, video e installazioni nelle quali il corpo, le architetture o gli oggetti di uso quotidiano vengono rovesciati, sovvertiti e ricontestualizzati. Ha inoltre messo a punto format artistici che comprendono lezioni, workshop e azioni di gruppo intesi come momenti di riflessione e condivisione, oltre a passeggiate e pasti. Negli ultimi anni ha preso parte, come tutor e visiting professor, a diversi programmi di formazione, tra i quali, nel 2014, l’A`si`ko`4th CCA, Lagos International Art Programme a Dakar in Senegal; nel 2013, il Programa Independente da Escola di Sao Paulo; nel 2012, l’International Art Program History/Matter del Center for Contemporary Arts di Lagos, e a mostre quali, nel 2013, Susan VeÅLriteÅL, des MeÅLthodes al CRAC Alsace di Altkirch in Francia; nel 2012, Tro-pi-cal al Akershus Kunstsenter di Lillestr.m in Norvegia; nel 2011, Modify as Needed al Museum of Contemporary Art di Miami. Le sue opere figurano nelle collezioni di importanti musei. Tra questi il Museu de Arte Moderna di Sao Paulo, il Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, il PR State Museum of Contemporary Art di Salonicco, il Guandong Museum of Art di Guangzhou in Cina. Dal 2014 è membro del board di Capacete, nel cui ambito ha co-diretto, dal 2011 al 2013, il programma internazionale di residenza.
Residenza nell’ambito del progetto Reso` 3: Let’s talk on our way (2013)

 

Claire Pentecost

Claire PentecostNata nel 1956 ad Atlanta (USA); vive e lavora a Chicago (USA).
La ricerca di Claire Pentecost esplora i mutamenti ambientali e la loro influenza nei processi di adattamento dell’essere umano a livello culturale e biologico. Membro del Regional Relationship di Chicago, una piattaforma di attivisti composta anche da artisti, studiosi e scrittori impegnati nell’analisi e mappatura dei cambiamenti morfologici e culturali di particolati regioni soggette a deindustrializzazione, l’artista è impegnata da anni nel progetto Greetings from the Cornbelt. Il lavoro consiste nella ricognizione puntuale delle aree a coltivazione di mais sul confine americano. Si tratta, nello specifico, di una mappatura, realizzata grazie a una serie di segnalazioni da parte di contadini messicani, circa le mutazioni morfologiche di diverse colonie di mais da parte di altro granturco mais non sigillato e contenente OGM proveniente dagli Stati Uniti. Tra le sue numerose partecipazioni a mostre e rassegne internazionali, si ricorda dOCUMENTA (13).
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Luana Perilli

Luana PerilliNata nel 1981 a Roma, dove vive e lavora.
Con un approccio fortemente multidisciplinare, la ricerca di Luana Perilli indaga il mondo degli animali cosiddetti eusociali (in particolare formiche e vespe). Si tratta di specie organizzate in caste e caratterizzate da un forte senso di altruismo verso la propria colonia, addirittura fino al sacrificio della loro vita per la difesa del nido. Abbracciando una ricerca in un certo senso più vicina all’etologia e all’entomologia, Perilli analizza le dinamiche di gruppo delle società cosiddette non umane per la creazione di un possibile modello sociale di eco-solidarietà. Le sue installazioni, grandi teche in vetro simili ai terrari dei musei di scienze naturali, contengono dunque micro habitat che si svelano nella loro trasparenza, e che permettono allo spettatore lo studio e l’analisi diretti della vita nel suo scorrere. Sue opere viventi sono state esposte al Museo della Permanente di Milano (2011); al MACRO di Roma nell’ambito della mostra Re-generation (2012) e presso The Gallery Apart di Roma (2012).
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Cesare Pietroiusti

Cesare Pietroiusti

ph. Andrea Guermani

Nato nel 1955 a Roma, dove vive e lavora.
Formatosi in medicina, con un preciso interesse per la psichiatria, Pietroiusti inizia il suo percorso con Sergio Lombardo, artista che alla fine degli anni ’70 pubblicava la rivista Psicologia dell’Arte. È co-fondatore del Centro Studi Jartrakor a Roma nel 1977 e del collettivo artistico Oreste, attivo dal 1997 al 2000. Nel 1997 organizza il convegno ‘Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa?’ presso il Link di Bologna. La sua ricerca artistica esplora e osserva principalmente situazioni problematiche celate nella quotidianità e nella normalità. Ciò che interessa all’artista non è tanto la patologia in senso psichiatrico, ma i modi di percepire, di vedere e non vedere quei comportamenti che appartengono alla vita ordinaria di ognuno di noi. Altri temi da lui esplorati sono il caso e la futilità, soggetti raccolti nella pubblicazione Pensieri non funzionali (Ed. Morra, 1997). Nel 2003 partecipa alla mostra Arte Pubblica in Italia: lo spazio delle rivelazioni, a cura di Anna Detheridge e Michelangelo Pistoletto, presso Cittadellarte, Biella. Dal 2004 è docente di Laboratorio delle tecniche e delle espressione artistiche presso lo IUAV di Venezia. Nel 2007 è fondatore, in collaborazione con il collettivo Space di Bratislava, di “Evolution de l’Art”, la prima galleria d’arte contemporanea che tratta soltanto opere immateriali. Ha partecipato a numerosi dibattiti sul valore dell’opera d’arte e sul suo rapporto con il mercato, tra questi Art for Business Forum presso l’Hangar Bicocca di Milano (2008).
Workshop: Il fascino immobilizzante del potere e lo sguardo indiretto (2014)

 

Andrea Polli

Andrea PolliNata nel 1968 a Chicago (USA); vive e lavora ad Albuquerque NM (USA).
Docente di Digital Media alla New Mexico University e all’Hunter College di New York, Andrea Polli lavora sul rapporto tra scienza e tecnologia nella società contemporanea, sviluppando progetti che mettono in relazione cognizione e percezione. Le sue creazioni si articolano integrando differenti media, spesso offrendo nuove modalità di lettura di dati tratti da contesti naturali, e dando forma all’informazione documentaria.
Le sue ultime realizzazioni si sviluppano a partire da rilevazioni della qualità dell’ambiente. Si tratta di ricerche condotte con scienziati e meteorologi per sviluppare – attraverso il suono con un processo denominato “sonificazione” – sistemi di comprensione delle turbolenze, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico. Tra le partecipazioni si segnalano la Biennale di Taipei in Taiwan e numerose residenze d’artista, tra cui in Antartide nell’ambito della National Science Foundation e presso il Grand Canyon National Park.
Mostra: Breathless (2011)

 

Marjetica Potrč

Marjetica PotrcNata nel 1953 a Lubiana, Repubblica di Slovenia. Vive tra Lubiana e Berlino.
Artista e architetto, la sua ricerca esplora le dinamiche che caratterizzano le città contemporanee nei loro cambiamenti e trasformazioni. Dal 1996 si addentra tra le periferie delle megalopoli del mondo per scoprire e reinterpretare la bellezza dell’architettura spontanea. Va alla ricerca di “casi studio”, che rielabora attraverso progetti, disegni e installazioni. Questi sono esempi di soluzioni flessibili e di successo sviluppate dalle persone comuni in situazioni di difficoltà. Secondo l’artista l’approccio delle comunità locali può offrire risposte migliori rispetto a quelle nate sulla “scrivania di un progettista”. I suoi disegni e le sue installazioni sono spesso delle piccole provocazioni per mostrare, attraverso il canale dell’arte, i suoi progetti ecologici e autosostenibili. Il suo lavoro è stato esposto ampiamente in Europa e Stati Uniti, tra i suoi interventi e installazioni: Dry Toilet, Caracas, 2003; The Cook, the Farmer, His Wife and Their Neighbour, Stedelijk Goes West, Amsterdam, 2009, e Urban Byotope, Soweto, Sud Africa, 2014. Ha ricevuto numerosi premi, in particolare l’Hugo Boss Prize, 2000, e la borsa di studio del Vera List Centro per le Arti politiche del New School di New York, 2007.
Mostre: Vegetation as a political agent (2014), Wild Energies, persone in movimento (2016)
Workshop: condotto con Marguerite Kahrl, Wild energies: vento, fuoco e persone in movimento (2014)

 

Géraldine Py e Roberto Verde

Gerladine Py e Roberto Verde1986, Belfort, F; 1981, Jesi, I. Vivono e lavorano a Bruxelles.
La ricerca di Géraldine Py e Roberto Verde tende a indagare, e infine organizzare, una serie di sequenze improbabili, di eventi instabili e imprevedibili. La loro attenta osservazione dell’ordinario mette in discussione i paradossi quotidiani, e questo attraverso la costruzione di congegni meccanici o sculture che, grazie a piccoli scarti percettivi, tendono a spiazzare il comune sguardo dello spettatore.
Autori di “macchine celibi”, nei loro lavori si palesano e manifestano i “giochi di forze in gioco”, quelle tensioni tra movimenti e energie contrastanti che vedono un preciso soggetto quale oggetto di contesa. Tra le loro mostre e partecipazioni si ricordano: Praise of Doubt, Gallery of Modern Art, Tirana, 2013/14; Les contenances de la table, Marsiglia, 2013; Brouillon, Kaaitheater, Museé de la Danse, Argos, Bruxelles (2013); Vennestraat, Hideen Places and Idendities, evento collaterale di Manifesta9, Genk, 2012.
Mostra: Sic Vos Non Vobis (2014)
Workshop: I vasi comunicanti (2014)

 

Alessandro Quaranta

Alessandro Quaranta1975, Torino, dove vive e lavora.
Alla base dei lavori di Alessandro Quaranta c’è quasi sempre un’urgenza; la necessità di sollevare assenze e mancanze della dimensione, reale o emotiva, presa in esame. Le sue opere – installazioni video e fotografie – nascono spesso da collaborazioni, dove il risultato è strettamente connesso con l’iter e il tempo reso necessario per incontrare, coinvolgere e tessere relazioni personali. Un fare che sposta la centralità dell’artista, recuperando invece uno sguardo laterale. Per Quaranta “porsi fuori” significa adottare uno sguardo da bird-watcher, da osservatore esterno della realtà già indagata e vissuta e che, attraverso una distanza emotiva, può restituire di quell’esperienza una visione più didascalica e a tratti astratta.
Mostra: Private Garden (2011)

 

Joe Quercia

Joe Quercia1974, Torino, dove vive e lavora.
Educatore, psicologo, conduttore di gruppi di psicodramma, formatore, traduttore, alpinista, accompagnatore naturalistico, serigrafo, appassionato di arte relazionale. La sua ricerca è legata alla comprensione dei meccanismi che stanno alla base del perseguimento della spontaneità e creatività mediate dall’incontro con l’altro, fattori imprescindibili per l’evoluzione dell’individuo e della società. Di madrelingua inglese, Quercia ha tradotto in italiano Le parole del padre di Jacob Levi Moreno, fondatore dello psicodramma classico.
Workshop: Acqua che scorre non porta veleno (2014)

 

Christophe Quirino Spoto

Christophe Quirino SpotoNato nel 1969 a São Paulo (BR). Vive tra l’Italia e il Brasile.
La ricerca di Christophe Quirino Spoto sperimenta l’uso di tecniche tradizionali nella preparazione dei colori. Si tratta di un mestiere quasi perduto nel tempo e frutto di studio dei principi chimici e fisici delle diverse terre, gomme e minerali impiegati nella pratica pittorica. Tale studio è stato sviluppato dall’artista anche in Italia presso l’Accademia delle Belle Arti di Carrara, periodo che gli ha inoltre permesso di approfondire le antiche tecniche pittoriche, dalla pittura su tavola all’olio su tela, visitando numerosi musei italiani. Tra le sue partecipazioni più significative si ricorda la collettiva Poéticas da Natureza presso il Museu de Arte Contemporânea dell’Università di São Paulo – BR (2008).
Workshop: La fabbrica dei colori (2013)

 

RozO (Philippe Zourgane & Séverine Roussel)

RoZo, Philippe Zourgane & Séverine Roussel1971, Saint Denis, Ile de la Reunion; 1970, Parigi. Vivono e lavorano a Parigi.
Fondato nel 1998, RozO – architecture paysage environnement è uno studio impegnato nello sviluppo di progetti nel campo dell’urbanistica, del paesaggio e dell’architettua ambientale. Le soluzioni abitative e architettoniche progettate da RozO sono fortemente connesse al clima del luogo, ottimizzando le potenzialità dei siti dove sono costruite. RozO ha sviluppato lavori transdisciplinari in collaborazione con artisti e teorici, specialmente sulle relazioni tra architettura e natura, e nel campo degli studi postcoloniali in Africa e nell’Oceano Indiano. Tra i loro progetti più complessi e aperti, Free Zone si presenta quale possibilità dell’architettura di accompagnare i movimenti di lotta e di liberazione, poiché l’architettura stessa può trasformarsi in uno strumento di lotta contro i sistemi di controllo. Anche Vegetation is not decoration, una struttura di stampo vernacolare realizzata presso il PAV di Torino, 2014, l’architettura s’impone quale archivio organico e fotografico rispetto alle logiche coloniali occidentali nel dominio in Algeria e in Vietnam, dove la vegetazione e il paesaggio sono utilizzati quali strumenti di controllo e al tempo stesso di difesa.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Diego Scroppo

Diego ScroppoNato nel 1981 a Torino, dove vive e lavora.
La ricerca di Scroppo è legata principalmente alle possibilità espressive della scultura e della materia. Al linguaggio scelto, l’artista mescola però suggestioni realistiche, iperrealiste e psichedeliche, creando mondi fisici e spirituali al tempo stesso.
Calandosi nella dimensione dell’oscurità, intensa anche come “vuoto” e la cui definizione è data dal suo opposto rappresentato dalla luce, l’artista dà forma a sorta di corpi alieni che paiono lentamente muoversi nello spazio espositivo. Si tratta di figure quasi primitive riprodotte in scala reale e realizzate in silicone, resina, vernici e plastica. Quello raccontato da Scroppo è un microcosmo mutante la cui oscurità è sinonimo di forza creativa più che distruzione esasperata. Tra le partecipazioni si segnalano le personali presso la galleria Guido Costa di Torino, 2007 e 2011, e la collettiva Bioteche a Torino nel 2010.
Mostra: Asterina (2012)

 

Jun Takita

Jun Takita

ph. Alessandro Lercara

Nato nel 1966 a Tokyo (J). Vive e lavora tra Parigi e il Giappone.
Il lavoro di Takita esplora, sostanzialmente e metaforicamente, il concetto di pelle come interfaccia tecnologica con un approccio che implica scienza, filosofia e architettura. Nella sua ricerca, infatti, egli indaga il fenomeno della conversione della luce attraverso il vivente e, in Light, only light, un suo recente progetto, cerca di esprimere il desiderio impossibile dell’uomo di possedere la luce con la messa a punto di una scultura a forma di cervello. Ispirandosi al concetto dei giardini tradizionali, le emissioni di luce della scultura proverrebbero da una fonte luminosa attraverso la superficie coperta di muschio transgenico.
Collabora con il National Agriculture Research Institute (Francia) e con l’Information Unit for Life Sciences dell’Università di Nagoya (Giappone).
Mostre: Living Material (2007), Ecosoft Art (2008)
Workshop: Look for green (2007)

 

Bert Theis

Bert TheisLussemburgo, 1952 – Milano, 2016.
Parte di quella generazione di artisti, emersi nel corso degli anni Novanta, che attraverso i loro lavori hanno creato nuove possibilità per le pratiche nello spazio pubblico. I suoi lavori hanno una dimensione filosofica, sociale e politica; la maggior parte di questi sono stati creati a partire da spazi specifici della città. Nel corso degli ultimi dieci anni, è stato tra gli organizzatori di due progetti a lungo termine, Isola Art Center e out-Office for Urban Transformation, entrambi riconducibili all’ambito del conflitto urbano tra gli abitanti del quartiere di Isola, il governo della città di Milano e una compagnia multinazionale statunitense.
Mostre: Aggloville (2015)
Workshop: Isola Bonsai (2015)

 

Collettivo Terra Terra

Il collettivo nasce a Torino nel 2011 in occasione del Premio PAV. Nel gruppo convergono le energie e le esperienze di professionisti che operano nei diversi campi della cultura contemporanea. La sinergia di punti di vista differenti e la relazione tra operatività non usualmente affini hanno generato riflessioni e considerazioni inaspettate su molteplici aspetti del vivere moderno. Dopo l’esperienza di Focolare (un’opera di relazioni sviluppata intorno alla costruzione di un forno comunitario urbano a Torino) il collettivo si sta interrogando sulle nuove pratiche per una gestione diffusa del bene comune.
I componenti del Collettivo Terra Terra sono: Roberto Bella (auroraMeccanica), Isabella De Vecchi (Cooperativa Biloba), Elisabetta Foco (Architettura senza Frontiere), Francesca Mazzocca (Cooperativa Biloba), Annalisa Mosetto (Architettura senza Frontiere), Carlo Riccobono (auroraMeccanica), Nadia Rossetto (Cooperativa Biloba).
Mostra: Premio PAV (2012)

 

Nicola Toffolini

Nicola ToffoliniNato nel 1975 a Udine. Vive e lavora tra Firenze e Coseano – Ud.
Nicola Toffolini mette solitamente a punto installazioni in cui si alternano meccanicamente equilibri incerti e precari. Attraverso anche la pratica del disegno, con cui l’artista realizza tavole dal taglio tipico dei taccuini naturalistici, lo sguardo di Toffolini sembra desideroso di appropriarsi minuziosamente e ossessivamente dello spazio e degli oggetti. Teso tra la spasmodica ricerca di controllo e la tentazione di stravolgimento, l’artista intende rivelare di ogni cosa indagata la naturale ricchezza e potenzialità attraverso molteplici modalità di comprensione. Il senso di congelamento che deriva dalle sue opere, paragonabile all’inquietudine che si prova nell’esser osservati, è dovuto all’impossibilità di individuare il fattore scatenante, quello che spezza i ritmi regolati della natura da lui presentata.
Mostre: Greenhouse (Autumn) (2009), Private Garden (2011)

 

Nomeda & Gediminas Urbonas

Nomeda e Gediminas Urbonas

ph. Roberto Baldassarre

Nati in Lithuania, vivono a Cambridge, Massachusetts e lavorano al MIT.
Associate Professors con cattedra al Mitsui Career Development, MIT Massachusetts Institute of Technology, Dipartimento di Architettura, Nomeda & Gediminas Urbonas sono fondatori dell’Urbonas Studio. Gruppo di ricerca interdisciplinare impegnato a sostegno della bonifica degli spazi pubblici, i progetti di Urbonas Studio agiscono sulla stimolazione dell’immaginario culturale e politico, in particolar modo attraverso la riscoperta di figure salienti dell’ambientalismo militante e determinati personaggi politici. Il loro lavoro è dunque volto a favorire il cambiamento sociale, associando e combinando diversi media, reti e tecnologie partecipative, mezzi sensoriali e spazio pubblico (non ultimo con la collaborazione di esperti in diversi campi disciplinari). Nomeda e Gediminas Urbonas progettano percorsi pedagogici nello spazio urbano, da sperimentare, attraversare e agire.
Mostra: Vegetation as a political agent (2014)

 

Sophie Usunier

Sophie UsunierNata nel 1971 a Neufchâteau (F). Vive e lavora tra la Francia e Milano.
I lavori di Sophie Usunier, installazioni e video, sembrano partire dalla semplicità e quotidianità degli oggetti che l’artista sceglie secondo un’idea di seduzione; una delle forme più alte di attrazione sia nel “tirare a sé” sia nel “respingere da sé”. Gli oggetti recuperati e impiegati da Usunier – per i quali, contrariamente a una esteticità  restituita con HD e strumentazioni sofisticate, la portano a definirsi un’artista low tech – diventano degli strumenti di interrelazione più che di relazione, poiché si collocano tra lei e lo spettatore.
Mostra: Greenhouse (Summer) (2009)
Workshop: Imbalsamatori del corpo sociale (2009)

 

Marie Velardi

Marie VelardiNata nel 1977 a Ginevra. Vive e lavora tra Ginevra e Parigi.
La ricerca di Marie Velardi è in parte volta a rendere visibili territori e geografie sotterranee, aspetti della morfologia terrestre che, per quanto nascosti, sono invece determinanti per le condizioni della vita in superfice. Tra i suoi lavori, ad esempio, la serie Iles perdues mappa quelle isole che poco alla volta stanno scomparendo a causa del riscaldamento globale e dell’innalzamento delle acque di mari e oceani. Oppure la serie Aquifers, vera e propria cartografia delle acque sotterranee. Tra le sue mostre e partecipazioni internazionali si ricordano: Triennale d’Arte Contemporanea di Valais, 2014; residenza Cité des Arts, Paris, 2013; residenza all’Istituto Svizzero di Roma, 2012/2013; Artothèque de Caen e Palais Ducal, Caen, 2013; residency program presso l’ISCP di New York 2010; Ateliers de Rennes – Biennale d’Art Contemporain, Rennes, 2010; Attitudes, Espace d’Art Contemporains, Ginevra, 2006.
Mostra: Sic Vos Non Vobis (2014)

 

Laura Viale

Laura VialeNata nel 1967 a Torino. Vive e lavora Torino e Bruxelles (B).
La ricerca di Laura Viale rivolge sempre uno sguardo verso la natura, un mondo da lei osservato attraverso l’ampio spettro che le città contemporanee o i luoghi più remoti offrono. Nelle installazioni, nei video, nei disegni e nelle fotografie, il naturale e l’artificiale si fondono al punto da non riconoscere dove finisca uno e cominci l’altro. Nella sua pratica più recente l’artista include anche spedizioni sul campo per entrare fisicamente “nel cuore della terra” e realizzare serie di disegni con la tecnica del frottage. I field trips enfatizzano l’esperienza dell’ingresso progressivo nel “centro del mondo”, ma soprattutto rivelano lentamente lo strato minerale dei luoghi esplorati. Tra le sue mostre si ricordano: le personali presso la Fondazione Bottari Lattes di  Monforte d’Alba (2009) e presso Carbone.to di Torino (2002 e 2004). Tra le collettive: Un—fold, Associazione Barriera, Torino, Kessler Contemporary, Valencia – E, e A Room, Helsinki – FIN (2013); 14mo Festival Internazionale Cinemambiente, Museo Nazionale del Cinema di Torino (2011); Bioteche, Museo di Scienze Naturali, Torino e Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2010-2011);Flower Power, CRAA, Verbania (2009).
Mostre: Greenhouse (Autumn) (2009), UNICUM (2013)
Workshop: Inframondo (2013)

 

Seçil Yaylali

Secil YaylaliNata nel 1972 a Istanbul. Vive e lavora tra Berlino, Istanbul e Torino.
Dopo gli studi in pianificazione urbanistica e design presso l’Università di Istanbul si è dedicata alla produzione artistica utilizzando svariati media, concentrandosi in particolare su progetti di arte partecipata, dove il processo riveste un’importanza maggiore rispetto al prodotto.
Lavora su progetti a lungo termine coinvolgendo gruppi sociali variegati e comunità locali spesso “svantaggiate”, come immigrati (Diyarbakir, Istanbul), pazienti di un ospedale psichiatrico (Novara), centri di aggregazione giovanile (Alessandria d’Egitto, Berlino), lavoratori migranti (Beirut). Nel 2010 ha fondato PASAJist, un spazio indipendente per l’arte contemporanea a Istanbul.
Tra maggio e novembre 2012 ha condotto il progetto Porta Pila Art Market a Torino, una residenza per artisti stranieri e italiani che hanno lavorato presso il mercato di Porta Palazzo allestendo una bancarella dedicata all’arte contemporanea.
In ogni progetto cerca di creare un ambiente che supporti la collaborazione tra i partecipanti e la produzione collettiva, in accordo con i bisogni e le volontà specifiche delle persone coinvolte. L’enfasi dei progetti è incentrata sul tempo condiviso e sull’esperienza relazionale, in modo da raggiungere uno scopo comune come prodotto.
Workshop: Brutti ma buoni (2012)

 

Uli Westphal

Uli WestphalNato nel 1980 a Berlino (D), dove vive e lavora.
La ricerca di Westphal indaga le diversità formali e cromatiche di piante, ortaggi e frutti in un certo senso considerati “imperfetti” dalla grande distribuzione alimentare. Dal 2006 inizia la raccolta di foto di frutta e verdura acquistati presso i farmer’s market di Berlino; immagini che confluiscono nel Mutato Archive, vero e proprio catalogo sulle mutazioni vegetali e sulle numerose specie esistenti in natura. Si tratta di vegetali che, per la loro forma, non rispondono a canoni di praticità durante il packaging, o non risultano particolarmente “belli” da essere considerati appetibili e dunque commerciabili. Il Mutato Archive diventa in seguito Mutato Farming, ossia la coltivazione vera e propria, secondo criteri di sostenibilità, di ortaggi di vario genere per la salvaguardia della biodiversità. Tra le numerose mostre, in Germania e all’estero, si ricordano: Essenziell presso il Kunstraum T27 di Berlino (2012); The Garden of Eathly Delights, presso la Fotogalerie di Rotterdam – NL (2011); Genealogien e Domestikation presso il Phyletisches Museum di Jena – D (nel 2009 e nel 2010); Mutatoes presso il KK Outlet di Londra – UK (2009) e al Markt am Kollwitzplatz di Berlino (2007); Arche Noah allo Stationbuilding di Baltimora, USA (2002).
Mostra: Internaturalità (2013)

 

Ali Zaidi

Ali ZaidiNato nel 1963 a Mumbai. Vive e lavora a Londra.
Indiano di nascita, pakistano per emigrazione, ora residente nel Regno Unito, dopo gli studi in Alternative Media al Chelsea College of Art di Londra, ricerca nelle sue opere (fotografie, installazioni e processi partecipativi) i paradossi e l’ibridismo delle culture nel loro spostarsi e migrare. Il lavoro di Zaidi indaga l’identità di persone e comunità e ne rivela i codici di rappresentazione attraverso molteplici medium: dal cinema al teatro, dalla live art alle tecnologie digitali, dalle installazioni alle performance. I luoghi che esplora diventano così veri e propri ambienti complessi dove attivare nuove esperienze partecipative rivolte a un largo pubblico. Ali Zaidi è co-fondatore con Keith Khan di Motiroti, compagnia londinese nata nel 1990, alla quale nel 2001 si unisce l’artista Indran Selvarajah, con cui partecipa a numerosi eventi internazionali. Tra questi il Festival of Arts and Ideas di New Haven e il London International Festival of Theatre.
Tra i suoi lavori più recenti si ricorda Journeys of Love and More Love, performance con intermezzi commestibili basata sulle contaminazioni contemporanee tra culture differenti, allestita al Napoli Teatro Festival, 2009.
Mostra: Show Food (2014)