Scavo

Lara Almarcegui

Scavo
2009
Village Green, Installazione ambientale
La ricerca di Lara Almarcegui (1972, Saragozza; vive e lavora a Rotterdam) è indirizzata principalmente allo studio e all’analisi, spesso non pianificati, delle componenti materiali del tessuto urbano. Il suo approccio è simile a quello di un archeologo contemporaneo alla scoperta di memorie sotterranee e stratificate che, del passato, possono far emergere aspetti del tutto sconosciuti a una sola indagine dello strato superficiale su cui siamo soliti camminare.
Tra le aree urbane indagate, Lara Almarcegui è principalmente interessata a quelle soggette a demolizione, a rimozione di materiali da costruzione e, non ultimo, ai cosiddetti Terrain vague, luoghi abbandonati e in attesa di una ridefinizione urbana.
Nell’ambito di Village Green, Almarcegui realizza Scavo, un’installazione ambientale che diventa, però, vera e propria operazione collettiva poiché non è tanto il risultato a interessare l’artista, quanto il processo e la scoperta che ne accompagnano l’azione.
Durante la rimozione di una superficie di circa 20 mq. del parco, per una profondità di circa 3,5 m. – esattamente nell’area sud dove il terreno si stringe a ridosso di Via Zino Zini costeggiando la ferrovia – sono così emerse le vecchie fondazioni della fabbrica preesistente, un inaspettato pozzo in mattoni antecedente l’insediamento industriale e stratificazioni geologiche testimoni del tempo di questo preciso luogo.
Portare alla luce i differenti strati del suolo significa anzitutto analizzare il passato dell’area indagata, un trascorso in cui natura e storia, sociale e industriale, si sono intrecciate. Scavo, quindi, ha a che fare inevitabilmente con la storia di Torino, addirittura mostrandone il terreno cosiddetto “naturale” nella parte più affossata (nel senso di non contaminato da suolo di riporto industriale), porzione verosimilmente riconducibile al prolungamento, negli strati più profondi, delle strutture a vergenza appenninica della Collina di Torino risalente all’età fluvioglaciale. Asportare una porzione di suolo, inoltre, secondo l’artista vuol anche dire lavorare sul vuoto, su una sorta di negativo della città dove l’azione fisica di scavo – definita da Almarcegui “entrata nelle viscere della terra” – assume aspetti psicoanalitici se paragonata all’idea di scavare nella memoria e nel subconscio.

La ricerca di Lara Almarcegui, che solitamente si articola in più fasi, al PAV si è svolta in due tempi: quello della creazione della cavità, durante la quale il rinvenimento di fondazioni e altri elementi ha condizionato ovviamente la conformazione dello scavo, anche nell’inclinazione delle pareti; e la fase di workshop aperto al pubblico, ossia il laboratorio di analisi e studio, condotto – come la realizzazione di Scavo – in collaborazione con geologi e specialisti del settore, che ha visto la localizzazione dell’opera nei suoi contesti naturale, sociale e antropologico.
Potenti nella loro semplicità, Scavo e le altre installazioni di Lara Almarcegui consentono dunque di immaginare dei siti in un tempo geologico distante e di osservarli, oggi, come svelati agglomerati di materia ed energia.