EDOARDO MANZONI
IL PARADOSSO DELL’ORNAMENTO
17 SETTEMBRE 2020
«La vista di una piuma sulla coda di un pavone, ogni volta che la guardo, mi fa star male!» scrisse Darwin nel 1860. Il profondo turbamento del celebre scienziato era dovuto alla natura paradossale del piumaggio del pavone maschio, una forma di dismorfismo da considerarsi pressochè insensato, se si tengono in considerazione i costi e i benefici derivanti dal trascinarsi appresso un apparato di penne abnormemente sviluppate in lunghezza. Arrivando a poter misurare ben due metri, ognuna di queste penne si allarga all’estremità in maniera decisamente peculiare, formando la tipica, vistosa macchia a forma di occhio. Il dimorfismo del piumaggio del pavone è forse il più classico caso di paradosso dell’ornamentazione, storico labirinto della biologia evoluzionista.
L’animale che, come nel caso del pavone, porta degli ornamenti – e in genere sono i maschi a farlo – è un animale a rischio. I predatori avranno meno difficoltà ad individuarlo e i suoi movimenti, in generale, risulteranno più lenti e complessi.
All’origine del rapporto tra uomo e animale, quando l’uomo si scopre cacciatore, si camuffa da animale per avvicinarsi ad esso, lo seduce per ucciderlo.
Per gli esseri umani, il trofeo costituisce certamente un tipo particolare di ornamento, specie nel linguaggio artistico. Più in generale, il trofeo è un premio assegnato per un particolare merito, primato, vittoria. Per alcuni popoli, le spoglie della selvaggina costituiscono un vero e proprio trofeo, spesso esposto per propiziare le future battute di caccia.
In Violent Love: Hunting, Heterosexuality and the Erotics of Men’s Predation, Brian Luke1 riporta una serie di casi in cui sostenitori della legittimità etica della caccia descrivono la relazione del cacciatore con la sua preda facendo ricorso ad un vocabolario amoroso, affettivo, sensuale. «Per l’appassionato cacciatore» scrive ad esempio James Swan, nel passaggio ripreso da Luke «che è disposto ad innamorarsi delle creature che sta braccando, il desiderio di restituire qualcosa alla natura innerva la caccia di questa passione… la caccia, in ultima analisi, è una grande maestra d’amore». Il paradosso, l’incongruenza che noi lettori potremmo riscontrare nella logica sottesa a questi discorsi apologetici, viene sostanzialmente contraddetto da Luke. Quest’ultimo sottolinea, invece, che non vi sia alcuna contraddizione nel descrivere l’atto di sparare ad un animale selvatico come un atto amorevole: amore, in questo contesto, diventa una nozione assimilabile al desiderio di possedere queste creature. E la cronaca ci mostra spesso le conseguenze nefaste del colpevole fraintendimento tra la nozione di amore e quella di possesso, nelle modalità in cui questo s’innesca e si manifesta nelle maglie di una società grondante mascolinità tossica.
A quante ragazze è stato risparmiato il consiglio – generalmente non richiesto – di farsi desiderare, perchè l’uomo è cacciatore?
UCCELLI
EDOARDO MANZONI
Serie di immagini digitali
Le serie di immagini create da Edoardo Manzoni sono il risultato di una ricorsiva e meticolosa operazione di scavo tra le pagine degli otto volumi dell’Enciclopedia del cacciatore, pubblicati nel 1967, le cui illustrazioni originali, estrapolate dal testo, sono poi state rielaborate digitale. Si tratta di libri ricchi di immagini suggestive, nelle quali l’effettiva violenza dell’atto venatorio viene sospesa, cristallizzata per mezzo di un peculiare approccio alla costruzione della scena: la morte della preda non viene quasi mai rappresentata in modo diretto, suggerendo una lettura romantica della cattura della preda – e quindi, per esteso, delle stesse ritualità assimilabili alla pratica della caccia.
Nonostante l’approccio apparentemente naturalistico, documentario, nella rappresentazione della scena e dell’ambiente nella quale si contestualizza, è possibile decriptare le convenzioni culturali che innervano queste immagini, una postura apologetica nei confronti del cacciatore e dei suoi dispositivi – una postura che sembra del tutto naturalizzata, in queste immagini provenienti da una società già diversa dalla nostra, ma ancora attuale nelle logiche che connotano la produzione di rappresentazioni apparentemente inerenti la “natura”, ma in definitiva assimilabili a determinati ordini culturali ed habitus.
Se nel caso di Scene di Caccia, attraverso la rimozione digitale della figura del segugio, quest’ultimo risulta il focus della serie, questa seconda sezione di immagini è dedicata alla controparte della preda, nello specifico agli uccelli. Il lavoro si concentra sul piumaggio delle varie specie, estrapolando (estrudendole digitalmente) possibili forme scultoree dal corpo dell’uccello. Il mezzo fotografico, tramite la sua elaborazione digitale, si protende nel provare a tornare alla dimensione fisica, scultorea – uno degli approcci ricorrenti nel lavoro di Edoardo Manzoni.
Il piumaggio degli uccelli introduce la tematica dell’ornamento, dispositivo di seduzione che può essere visto come punto di incontro convenzioni culturali umane e il mondo non-umano, all’interno di un territorio. L’uomo, con i suoi processi di apprendimento sostanzialmente imitativi, ha fatto riferimento al mondo animale, dal quale ha deputato l’ormamento – o anche il canto – guardando proprio agli uccelli. Nello stesso mondo animale, l’ormanento viene usato come arma di difesa o seduzione: quando l’uomo si scopre cacciatore, si camuffa da animale per avvicinarsi ad essi, sfruttando i loro stessi dispositivi per sedurli e ucciderli.
Non si può affermare che nella società umana contemporanea, l’uso dell’ornamento sia del tutto svincolato da qualsivoglia funzione pratica, ma la correlazione è certamente meno immediata di quanto non fosse, ad esempio, del caso della caccia: oggi, l’ornamento è uno

