MARINA CAVADINI

Idratazione

5 AGOSTO 2020

Volendosi soffermare a leggere sulle confezioni, gli scaffali dei negozi di cosmetici o semplicemente le sezioni dei supermercati ad essi deputate, rivelerebbero un discreto campionario di esempi di linguaggio scientifico piegato e modulato – e in definitiva manipolato – sulla base delle necessità commerciali dei vari brand. Parlare di cellule, proprietà, proteine, enzimi, reazioni chimiche e via dicendo, è particolarmente funzionale nello scopo di ammantare di credibilità un dato prodotto e i suoi ipotetici effetti – a prescindere dal fatto che questi siano veritieri o meno. Non che ci si aspetti nulla di diverso dal marketing. Il pervasivo utilizzo di slogan e keywords a cavallo tra scienza, pensiero magico e cialtroneria è uno dei motivi per cui il termine pseudoscienza assume una connotazione negativa, indicando argomenti inaccurati o ingannevolmente presentati come scienza. A ben vedere, l’epistemologia non ci offre un confine oggettivo fra scienza e pseudoscienza e, generalmente, l’ago della bilancia è costituito dalla possibilità di sottoporre una data ipotesi ad un crescente numero di esami scientifici. Ricordiamo tutti la complessa storia dell’eliocentrismo, non è vero? Tra shampoo che promettono improbabili mirabilie tricotiche e scoperte rivoluzionarie, si distendono sconfinate praterie di conoscenza pseudoscientifica nelle quali è spesso più che piacevole curiosare. Le diverse pratiche dell’ASMR si sono concretizzare come fenomeno coeso quando, nei tardi anni 2000, l’utente di un forum online conia un’originale definizione pseudoscientifica. L’utente Envelope Nomia, rispondendo ad una discussione a proposito di una sensazione molto comune ma inspiegata, parla per la prima volta di autonomous sensory meridian responses, risposte sensoriali apicali autonome: ASMR.

Il nome, in qualche modo, conferisce al fenomeno una sensazione di identità legittima, che agisce in tandem con l’evoluzione e il graduale popolamento di sempre più sofisticate piattaforme per la condivisione di video online* – YouTube su tutte. Boom. Nel giro di una decina d’anni, coloro in grado di provare un’indefinita e piacevole sensazione di formicolio che si dipana dallo scalpo, provocata dall’ascolto di stimoli sensoriali come sussurri o il ticchettio della punta delle unghie, danno vita ad un’impressionante Internet subculture. Parliamo di milioni di video, capaci, a loro volta, di raccogliere milioni di visualizzazioni. Nel 2018, gli how-to-videos, altresì detti tutorial sono risultati la seconda tipologia di contenuto più popolare sulla piattaforma YouTube. Non dovrebbe stupire che il tutorial sia uno dei format più diffusi anche per quanto concerne i video ASMR. Tuttavia, la funzione pratica non va considerata il quid di questi video, bensì il loro performance medium, il vettore del senso profondo dell’esperienza ASMR. Così, la lettura della definizione di guttazione proposta da Marina Cavadini, giustapposta a suoni appositamente prodotti e campionati utilizzando materiali come polistirolo, semi, velcro o il cinturino di un orologio da polso, può essere immaginata a fianco degli innumerevoli tutorial per il sushi-rolling, shopping hauls, unboxing o role play sci-fi. Sono tutti vettori di un’esperienza visiva e aurale pensata per rilassare profondamente, far formicolare lo scalpo, donare esperienze tattili tramite la rete, instillare un piacere che ha ben poco di pornografico e molto di sensibile, epidermico, ossitocina a mezzo schermo.

Nondimeno, l’immagine della guttazione, al pari quella della rugiada (pur essendo due cose ben diverse), è anch’essa assimibile ad una miscela di cose sensibili, di trigger sinestetici atti a produrre un intero corpo di conoscenza dei corpi attraverso i corpi – una pianta che espelle acqua, una ragazza che, lentamente, spalma l’olio di cocco sul viso, per idratarne l’epidermide.

* C. Tolan, On ASMR, pubblicato su Technosphere Magazine, HKW.
https://technosphere-magazine.hkw.de/p/On-ASMR-4L8u5QhthqyjWeRQekmPDw

Deep Moisture
Marina Cavadini
sound design realizzato in collaborazione con Marco Galeotti

serie di video (2020)
riprese realizzate in occasione della residenza Nida Art Colony, Nida, Lituania;
suoni registrati presso LePark, Milano.

Lo statement di Marina Cavadini si apre con la frase “I want to lick you. I want to peel you” a preannunciare in maniera esplicita la spina dorsale della sua ricerca, focalizzata sull’elaborazione di diverse pratiche, modalità, protocolli sperimentali grazie ai quali l’esperienza sensibile può essere stimolata. La cifra estetica del suo lavoro indulge sui dettagli, ne amplifica l’intensità, frammentando un intero (un corpo, un ambiente, una sensazione) in frazioni che, sviluppate sino a slacciarsi dal contesto originario, assumono una sorta di autonomia visiva, anatomica, sensibile a tratti perturbante.  “Small offerings and the possibility of noticing or not noticing. You might or might not see”.  I lavori di Marina Cavadini  rispondo sempre ad un sito specifico, ad un contesto, ad una situazione, sistemi reattivi che agiscono sopra e sotto la soglia del visibile, dell’udibile, del traducibile. Spesso animano la parte notturna delle cose, il retro, l’interno, ciò che rimane in penombra, quel che non è frontale, quel che sta nel retro del palcoscenico: Marina Cavadini ha installato palline di zucchero argentee dietro le orecchie delle performer, sotto le loro ascelle, ha fatto accarezzare il retro delle foglie di felce da mani guantate di lattice.
I props delle sue performance sono fantasy accessories, capaci di catalizzare l’attenzione sulla linea di demarcazione tra interno ed esterno, tra fronte e retro, sotto e sopra, nascondimento e disvelamento.

La biologia è il l’ambito d’indagine prioritario e i lavori, che spesso costituiscono esercizi di trasgressione di categorie normative ed ordini gerarchici, incorporano processi di decadenza e marcescenza, processi riproduttivi, mimetismo e simbiosi. Il pensiero ecologico che innerva il lavoro di Marina Cavadini non ammette alcuna equazione tra purezza e ambiente, nessuna retorica green: un’energia naturale spuria che non desidera essere dominata.
In Deep Moisture, serie di video creata per Pando, Marina Cavadini propone un breve percorso di esperienze di contatto sensoriale e sinestetico con l’ambiente, veicolato tramite sperimentazioni ispirate alle tecniche volte a stimolare autonomous sensory meridian responses, risposte sensoriali apicali autonome. Meglio note con la sigla ASMR, resa piuttosto popolare grazie agli innumerevoli canali YouTube dedicati a questo tipo di esperienze, si tratta di sensazioni di formicolio in varie parti del corpo che accompagnano un generale stato di rilassamento mentale. Si tratta di un fenomeno ancora scientificamente non validato, anche se figure come Tom Stafford, docente di psicologia e scienze cognitive all’Università di Sheffield, dichiarano che potrebbe trattarsi di un fatto reale, intrinsicamente difficile da indagare. Come la sinestesia, considerata un mito fino agli anni novanta, anche l’ASMR potrebbe un giorno venire riconosciuto come fenomeno esistente grazie alla scoperta di un metodo adeguato per misurarla.