EDOARDO MANZONI

IL PARADOSSO DELL’ORNAMENTO

17 SETTEMBRE 2020

«La vista di una piuma sulla coda di un pavone, ogni volta che la guardo, mi fa star male!» scrisse Darwin nel 1860. Il profondo turbamento del celebre scienziato era dovuto alla natura paradossale del piumaggio del pavone maschio, una forma di dismorfismo da considerarsi pressochè insensato, se si tengono in considerazione i costi e i benefici derivanti dal trascinarsi appresso un apparato di penne abnormemente sviluppate in lunghezza. Arrivando a poter misurare ben due metri, ognuna di queste penne si allarga all’estremità in maniera decisamente peculiare, formando la tipica, vistosa macchia a forma di occhio. Il dimorfismo del piumaggio del pavone è forse il più classico caso di paradosso dell’ornamentazione, storico labirinto della biologia evoluzionista.
Darwin spiegò l’esistenza degli ornamenti ipotizzando che, a fianco della Selezione Naturale, andasse considerato un secondo meccanismo.

L’animale che, come nel caso del pavone, porta degli ornamenti – e in genere sono i maschi a farlo – è un animale a rischio. I predatori avranno meno difficoltà ad individuarlo e i suoi movimenti, in generale, risulteranno più lenti e complessi.
Ma l’ornamento gli serve per attirare le femmine. Di più, le femmine comandano la logica dell’ornamento: quando cominciano a selezionare i maschi con i quali riprodursi sulla base di specifiche caratteristiche – la maestosità della coda e i colori del piumaggio nel pavone o la lunghezza delle corna per i cervi – si mette in opera un meccanismo che favorisce la selezione di maschi dotati di queste caratteristiche, che li renderanno attraenti, appetibili, compatibili alla riproduzione anche agli occhi delle altre femmine. Scegliendo un maschio così peculiarmente conformato, una femmina genererà dei piccoli a loro volta sessualmente attraenti per le altre femmine (avendo ereditato le caratteristiche del padre) e in questo modo si garantirà una nutrita discendenza. È questa, a grandi linee, la tesi sostenuta nel 1871 da Charles Darwin in L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, libro dedicato ad esporre la nozione di Selezione Sessuale. In capo ad una decina d’anno, le idee espresse nel testo furono accantonate dagli scienziati dell’epoca. C’era, evidentemente, qualcosa di troppo disturbante e controverso nell’ipotesi, intrinseca alla teoria di Darwin, che certi animali fossero dotati di una sorta di senso estetico.

Ronald Aymer Fisher, biologo e matematico, padre della statistica moderna, invece, era sostanzialmente concorde con quanto sostenuto da Darwin.

«L’obiezione [secondo la quale] gli animali non mostrano alcuna preferenza per i loro compagni per via della loro bellezza […] a chi scrive è sempre sembrata essere debole» sostiene in risposta al naturalista Sir Alfred Wallace, quando questi, in uno studio del 1915, contraddisse Darwin dichiarando che gli animali non mostravano preferenze sessuali  «…questa obiezione è apparentemente associata alla dottrina proposta da Sir Alfred Wallace […] che le facoltà artistiche nell’uomo appartengono alla sua “natura spirituale” e perciò sono venute a lui indipendentemente dalla sua “natura animale” prodotta dalla selezione naturale». Wallace, in sostanza, era interdetto nel vedere sottrarre all’essere umano lo scettro della capacità di riconoscere qualcosa come bello.

All’origine del rapporto tra uomo e animale, quando l’uomo si scopre cacciatore, si camuffa da animale per avvicinarsi ad esso, lo seduce per ucciderlo.
Sin dalla preistoria, infatti, tra i dispositivi utilizzati dagli esseri umani per mettere a frutto le energie profuse nelle attività di caccia, appaiono diversi travestimenti atti a prendere le sembianze della preda.

Per gli esseri umani, il trofeo costituisce certamente un tipo particolare di ornamento, specie nel linguaggio artistico. Più in generale, il trofeo è un premio assegnato per un particolare merito, primato, vittoria. Per alcuni popoli, le spoglie della selvaggina costituiscono un vero e proprio trofeo, spesso esposto per propiziare le future battute di caccia.
Durante il colonialismo, i territori di diversi paesi africani erano il playground ideale per i giovani rampolli della nobiltà europea dediti alla caccia agli elefanti, che   amavano colpire al cervello anziché al cuore. Tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, cacciatori, esploratori e naturalisti organizzavano imponenti spedizioni di caccia in diverse aree soggette alla dominazione coloniale: teste e parti impagliate delle carcasse degli esemplari uccisi venivano riportati in Europa, andando ad arricchire quello che è tutt’ora il patrimonio di molti musei scientifici, dopo esser rimasti appesi per anni ad adornare stanze dedicate delle loro case o dei loro uffici, solitamente denominate, appunto, trophy rooms o anche game o gun room, dal momento in cui l’arma del cacciatore viene anch’essa esposta.

In Violent Love: Hunting, Heterosexuality and the Erotics of Men’s Predation, Brian Luke1 riporta una serie di casi in cui sostenitori della legittimità etica della caccia descrivono la relazione del cacciatore con la sua preda facendo ricorso ad un vocabolario amoroso, affettivo, sensuale. «Per l’appassionato cacciatore» scrive ad esempio James Swan, nel passaggio ripreso da Luke «che è disposto ad innamorarsi delle creature che sta braccando, il desiderio di restituire qualcosa alla natura innerva la caccia di questa passione… la caccia, in ultima analisi, è una grande maestra d’amore». Il paradosso, l’incongruenza che noi lettori potremmo riscontrare nella logica sottesa a questi discorsi apologetici, viene sostanzialmente contraddetto da Luke. Quest’ultimo sottolinea, invece, che non vi sia alcuna contraddizione nel descrivere l’atto di sparare ad un animale selvatico come un atto amorevole: amore, in questo contesto, diventa una nozione assimilabile al desiderio di possedere queste creature. E la cronaca ci mostra spesso le conseguenze nefaste del colpevole fraintendimento tra la nozione di amore e quella di possesso, nelle modalità in cui questo s’innesca e si manifesta nelle maglie di una società grondante mascolinità tossica.
The Eternal Romance between Man and Nature, The Romance of Hunting, Romantic Adventures in Field and Forest, Romance of Sport-ing, ma anche Flirtation Camp: Or, the Rifle, Rod, and Gun in Cali-fornia: a Sporting Romance, sono titoli di libri dedicati alla caccia che Brian Luke elenca per rimarcare il ricorrere di termini afferiti al vocabolario degli affetti – in questo caso romance.
Seduzione e violenza sono elementi intrinseci al gioco degli ornamenti, in una giostra che parte dai dispositivi di seduzione non umani. Questi dispositivi sono ornamenti estetici. Poi subentra l’utilizzo, da parte dell’essere umano, della mimesi di questi dispositivi-ornamenti al fine di possedere l’animale non umano che ne disponeva. L’esposizione dell’animale non umano ucciso, trasformato in un trofeo – che è a sua volta un ornamento. Un ornamento che, nella società umana, è dispositivo vettore di significati che hanno a che fare con la volontà di sedurre, in maniera non troppo dissimile dai primi ornamenti menzionati in questa sorta di domino.

A quante ragazze è stato risparmiato il consiglio – generalmente non richiesto – di farsi desiderare, perchè l’uomo è cacciatore?

1. B. Luke, Violent Love: Hunting, Heterosexuality and the Erotics of Men’s Predation, in Feminist

UCCELLI
EDOARDO MANZONI

Serie di immagini digitali

Le serie di immagini create da Edoardo Manzoni sono il risultato di una ricorsiva e meticolosa operazione di scavo tra le pagine degli otto volumi dell’Enciclopedia del cacciatore, pubblicati nel 1967, le cui illustrazioni originali, estrapolate dal testo, sono poi state rielaborate digitale. Si tratta di libri ricchi di immagini suggestive, nelle quali l’effettiva violenza dell’atto venatorio viene sospesa, cristallizzata per mezzo di un peculiare approccio alla costruzione della scena: la morte della preda non viene quasi mai rappresentata in modo diretto, suggerendo una lettura romantica della cattura della preda – e quindi, per esteso, delle stesse ritualità assimilabili alla pratica della caccia.
Nonostante l’approccio apparentemente naturalistico, documentario, nella rappresentazione della scena e dell’ambiente nella quale si contestualizza, è possibile decriptare le convenzioni culturali che innervano queste immagini, una postura apologetica nei confronti del cacciatore e dei suoi dispositivi – una postura che sembra del tutto naturalizzata, in queste immagini provenienti da una società già diversa dalla nostra, ma ancora attuale nelle logiche che connotano la produzione di rappresentazioni apparentemente inerenti la “natura”, ma in definitiva assimilabili a determinati ordini culturali ed habitus.

Se nel caso di Scene di Caccia, attraverso la rimozione digitale della figura del segugio, quest’ultimo risulta il focus della serie, questa seconda sezione di immagini è dedicata alla controparte della preda, nello specifico agli uccelli. Il lavoro si concentra sul piumaggio delle varie specie, estrapolando (estrudendole digitalmente) possibili forme scultoree dal corpo dell’uccello. Il mezzo fotografico, tramite la sua elaborazione digitale, si protende nel provare a tornare alla dimensione fisica, scultorea – uno degli approcci ricorrenti nel lavoro di Edoardo Manzoni.
Il piumaggio degli uccelli introduce la tematica dell’ornamento, dispositivo di seduzione che può essere visto come punto di incontro convenzioni culturali umane e il mondo non-umano, all’interno di un territorio. L’uomo, con i suoi processi di apprendimento sostanzialmente imitativi, ha fatto riferimento al mondo animale, dal quale ha deputato l’ormamento – o anche il canto – guardando proprio agli uccelli. Nello stesso mondo animale, l’ormanento viene usato come arma di difesa o seduzione: quando l’uomo si scopre cacciatore, si camuffa da animale per avvicinarsi ad essi, sfruttando i loro stessi dispositivi per sedurli e ucciderli.
Non si può affermare che nella società umana contemporanea, l’uso dell’ornamento sia del tutto svincolato da qualsivoglia funzione pratica, ma la correlazione è certamente meno immediata di quanto non fosse, ad esempio, del caso della caccia: oggi, l’ornamento è uno

Edoardo Manzoni, Uccelli
Edoardo Manzoni, Uccelli
Edoardo Manzoni, Uccelli
Edoardo Manzoni, Uccelli
Edoardo Manzoni, Uccelli
Edoardo Manzoni, Uccelli